perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


vendredi 20 juillet 2012

21 LUGLIO

21 LUGLIO
Un mare di ricordi!
Tra onde gigantesche che sollevano la poppa, la fanno salire in alto, in alto e poi la sospingono e la fanno ricadere scivolando…
Non oso guardami alle spalle: l’onda gigantesca e minacciosa potrebbe quasi terrorizzarmi e a dire il vero un po’ di paura me la fa, ma la fiducia nel Capitano è tanta e assoluta che basta guardare davanti, a prua, dimentica dell’onda assassina che ci segue, e la paura svanisce.
Mediterraneo: a largo di Tolone, sospinti da un mistral di quelli come Dio comanda, anzi come Eolo comanda, perché Dio ha ben altro da fare, nel mio Mare Nostrum eppure mi credevo a Capo Horn e questo è il ricordo che ne ho mantenuto.
Non sono mai stata a Capo Horn, non l’ho mai sperimentato, l’ho solo visto in foto, immagini e l’ho soprattutto vagheggiato dai racconti del Capitano che non è mai uscito fuori dalle colonne d’Ercole se non con la sua fantasticheria e con il suo desiderio, ma il mare l’aveva nella pelle, in ogni singola cellula e nell’anima.
Onde secche, sferzanti, vento di bolina, due mani di terzaroli per contrastare il mistral che imperversa nel golfo del Leone che ruggisce, mugghia, ulula, tuona, rimbomba.
I forti ci accolgono: Saint Jean e Saint Nicolas ci danno il benvenuto con un benevolo acquiescere del capo e l’attracco al molo è garantito, là davanti al municipio.
Il porto di Marsiglia lo rivedo così senza tutti i suoi pontili galleggianti che oggi lo riempiono e il ferry-boat, il minuscolo ferry, traghettatore, quasi un Caron dimonio , ma senza, occhi di bragia, che mi faceva toccare l’altra sponda risparmiandomi il periplo fino alla Criée che non odorava ancora dei profumi e delle toilette da soirée ma di alghe, viscere e fondali marini.
La pace di un ancoraggio alla fonda nell’insenatura di Port Cros, con il budino Elah al crème caramel che non freddava mai sulla tuga e un ultimo tuffo al tramonto nelle acque verde scuro.
Acque dai fondali ricoperti da lunghissime alghe che oscillavano e nascondevano chissà quale insidia.
Nuotavo a fior d’acqua per la paura di essere avvinghiata e trascinata verso il fondo, o più realisticamente posare il piede su un aculeo di riccio…. come averne paura?
Ma le parole minacciose di Biancaneve risuonavano nelle mie orecchie, rimbalzate dai miei occhi che si pascevano di novelle:“e un gorgo la trascinava verso il fondo”…ma io non ero Crimilde e neppure Biancaneve. Anzi ero uno tizzone dopo le lunghe giornate al sole, senza riparo né ombra in mezzo al mare.
L’incanto della prima crociera, della spiaggetta di Porto Cervo quando ancora il suo nome aveva un senso e i cervi vi abitavano, i fondali si adornavano di coralli e le mani affondate nella rena raccoglievano telline.
Forse è qui che avrebbero dovuto riposare i resti del Capitano, in questa mitica baia dove aveva trovato rifugio per la prima volta quasi ottant’ anni fa. 
Alla fonda e al riparo su un guscio di noce mosso dal vento e dalla forza delle sue braccia e di quelle di suo fratello che spingevano sui remi, incoraggiati dalle due sorelle, le più grandi che avevano il privilegio e l’ardire di seguirlo.
E invece anche lui dorme, dorme sulla collina, ma il suo spirito è e resterà trascinato dal vento, mischiato alla spuma del mare.
 Rivedo i suoi occhi illuminarsi e tutti i sensi allertarsi, sollevare l’indice che aveva bagnato di saliva per percepire meglio la direzione. “Eccolo, eccolo” diceva e il vento puntuale arrivava a gonfiare le vele, a trasportalo e a trasportarci tutti in quel suo mondo reale e fantastico.
Un mondo rinchiuso nel cofanetto dei ricordi, con l’isola del tesoro, l’isola misteriosa, l'isola che non c'é,  la mia isola felice e “Quindici uomini, quindici uomini sulla bara del morto e una bottiglia di rhum”, il mio liquore preferito.
Alzo il bicchiere e brindo al Capitano, che mi auguro vorrà continuare a farmi sentire il vento, mostrarmi il nord…da ovunque si trovi.

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