perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


lundi 26 septembre 2011

SINDROME DA POLLAIO....

Sono affetta da sindrome del Pollaio abbandonato.
Sui manuali è piuttosto definita come sindrome del nido vuoto, ma qua i volatili della zona sono le gazze, che se spariscono mi fanno solo piacere perché oltremodo fastidiose, per cui non mi preoccupo che i nidi siano, oppure no, vuoti.
Questa dimora oltretutto risponde al nome di Bergerie, l’italico ovile, ma di pecore qui non ce ne sono mai state.
I cuccioli che ci vivevano potevano assomigliare a specie differenti e varie, sicuramente però non a quella di ovini.
Mes enfants n’étaient pas des moutons!
Avevano sicuramente difetti, non quello, però, di essere pecore !
Porcile! Sarebbe stato forse il termine migliore da scegliere e utilizzare per questa mia sindrome personale.
Le tane dei miei tre erano alquanto caotiche, soprattutto quelle dei due più giovani, veri ricettacoli di porcherie di vario genere e ordine. Cumuli di spazzature adolescenziali e post, di cui scoprivo l’esistenza in loro assenza quando potevo avvicinarmi all’antro dell’orco, emergevano da sotto i letti.
Penso ovviamente con forte nostalgia a quando ululavo, come un lupo, contro di loro e il loro disordine e minacciavo, minacciavo … mai avrei potuto immaginare di poter nutrire rimpianto per il loro caos!
Mai dire MAI!
La mia sindrome ha finito per autodefinirsi per difetto o per eccesso (non saprei scegliere il vocabolo esatto) prendendo in considerazione la patologia così come definita scientificamente e la mia passione per il fantastico, il “meraviglioso”, l’immaginario, il “di là dallo specchio”e ne è uscito fuori questo riadattamento di sindrome, appunto, del pollaio.
I pollai, frequentati da volatili di bassa levatura, in ogni senso, nonché avventori dell’aia dove si separa il frumento dalla pula, mi hanno sempre fortemente attratta
Varcavo bimbetta, la soglia del mio pollaio reale, con il cuore che batteva forte forte alla ricerca di nuove sensazioni  e ora, adulta, di quello virtuale, sempre alla ricerca di emozioni ou bien à la recherche du temps perdu, de l'amusement trouvé.
Pari a ogni gatto maschio che si rispetti ne ho marcato il territorio, lasciando in ogni caso un profumo più gradevole di quello del felino di turno, un effluvio di l'Air du temps, di Nina....quale altra fragranza  avrei potuto lasciarmi dietro se non queste? Forse solo Ricci Ricci…. quella che mi accompagna, precede e succede nella stagione invernale. Ricci per ogni stagione….cosiché la mia stia ancorché oramai vuota, profuma di buono.
Gli ex abitanti della mia cage doré, talora meno, a volte più brillante, i cosiddetti pollizzoli ( espressione coniata dalla nipote bimbetta che andava per mare e vedeva volare i gabbiani)  erano (e lo sono tuttora) volatili di ben altra levatura.
Sulla scia di Jonathan Livingstone hanno dispiegato le ali e si sono librati a volo disteso per raggiungere nuovi lidi, nuove spiagge.
Stasera dopo un lungo week end a casa, le due pollizzole in rosa si stanno preparando per ripartire.
Gli ultimi ritocchi ai bagagli, un frugalissimo pasto, le ultime risate, piccole e tenere scaramucce, echi di suoni e voci argentine ……..e un buco nero che si sta allargando nel mio ventre.
Mentre CV le accompagna alla gare TGV cerco sollievo seduta davanti alla mia tastiera, cercando di eliminare i pessimi umori che mi inquinano lo spirito, svuotando il sacco annodato delle mie tristezze.
Ricerche su google e la sindrome del nido vuoto mi offrono un sano distanziamento, perché mi deprimono a tal punto che mi riconcentro sulla scrittura e…piano piano inizio a evacuare l’angoscia.
Ah scrittura liberatoria!
Se mi fossi resa cosa del suo potere taumaturgico prima, avrei già riempito intere librerie dei miei scritti.
Come sempre mi rendo conto che la paura del distacco è ancora piu’ forte del distacco stesso.
"Nulla è per sempre, ma tutto è eterno".
Frase ritenuta dalle mie scorribande sul web, stasera.
Ci ripenso e la riprendo colorandola di tonalità pastello, immaginando praterie celesti, pascoli terreni, orizzonti sconfinati, distese marine a perdita d’occhio.
Come sempre, aver ceduto ancora alla vita, aver lasciato brecce nella mia corazza scoprire il mio tallone achilleo, han fatto si' che il dolore si insinuasse e prendesse il posto della gioia di questo ritorno a casa, cancellata da una nuova partenza…
Ma domani è un altro giorno…
Domani è realmente un altro giorno che inizia con una sveglia all’alba.
CV è tornato dalla stazione e, sorpresa, la pollizzola minore è tornata con lui.
Ha rimandato la partenza all’indomani per approfittare di ore supplementari in questo vecchio nido, poche decine di minuti stasera e il privilegio di essere accompagnata da me domattina al suo treno.

I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi,
e non vi appartengono benché viviate insieme.
Potete amarli, ma non costringerli ai vostri pensieri,
poiché essi hanno i loro pensieri.
Potete custodire i loro corpi, ma non le anime loro,
poiché abitano case future, che neppure in sogno potrete visitare.
Cercherete d’imitarli, ma non potrete farli simili a voi,
poiché la vita procede e non s’attarda su ieri.
Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccate lontano.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero infinito, e con la forza vi tende,
affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
In gioia siate tesi nelle mani dell’Arciere,
poiché, come ama il volo della freccia, così l’immobilità dell’arco

..
Queste le parole di una celebre poesia di Kahlil Gibran che ricopio dopo averla letta e assaporato il suono e il gusto con serenità.
Oggi è un altro giorno. Il sole splende alto, scaccia l’ombra dei cattivi pensieri, riscalda la mia anima,(il fisico, non ne ha bisogno , gli è bastata la corsa sui binari) e illumina il mio cammino, il sentiero infinito in cui mi protendo come un arco teso. Grazie Gibran!

1 commentaire:

  1. ogni volta che mi rileggo, mi stupisco e mi sorprendo.
    Dopo più di sette mesi, avevo dimenticato tutto quello che avevo narrato e come lo avessi narrato.
    Visto che nessuno a commentato mi commento da sola perché il pezzo mi é proprio garbato.
    Meno male che mi rileggo!

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