perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


lundi 16 mai 2011

Mistral letterario

Mistral che soffia in ogni anfratto; crea piccoli vortici, e frammenti di aghi e guglie di pini invadono la mia camera.
Il vento impazza, stordisce, rincretinisce e non da segno di mollare.
Ci inoltriamo per la stradina che costeggia la vecchia casa di madame Nivain.
Lei oramai non abita più qua, ma io continuo a identificare la sua ex casa con il nome della vecchia proprietaria.
Dopo la terza curva il sentiero diventa un vero viottolo sconnesso, movimentato da sassi e radici che mi fanno quasi incespicare.
Il vento incalza, sospinge, contrasta la nostra andatura.
Continuiamo a inerpicarci, il cuore batte a ritmo serrato e ho l’impressione di ritrovarmi in Cime Tempestose, con qualche differenza, beninteso.
Il cielo è limpido grazie al mistral e non grigio-tormenta come nel romanzo della Brontë, CV non é Heathcliff, ed io non sono Catherine...ma vaghiamo per la brughiera spazzata dal vento.
Proseguiamo a passo svelto per non arrivare in ritardo, e in un attimo ci ritroviamo alla curva che segna l’entrata del cammino del monastero.
Non freniamo l’ascesa e varchiamo la sbarra a passo sostenuto, benché l’orologio ci rassicuri che oggi arriveremo più che in tempo.
Un flash luminoso mi abbaglia: un’aiuola di papaveri gialli e arancioni mi ricorda la bellezza del creato e rallenta la mia andatura.
M’incuneo nel passaggio delimitato da arbusti dalle tante varietà e che si snoda ricoperto da un lastricato che indica il cammino.
Provo la consueta e ben nota sensazione di entrare in un altro tempo, un'altra dimensione.
Vera percezione di trovarmi in un’altra epoca, ogni qualvolta entro in questo luogo privo di suoni e dall’aria rarefatta.
Stranamente ho l’impressione che il vento si sia fermato all’entrata e non abbia osato irrompere in questo sito di pace.
Tutto tace.
Solo un leggero suono di campane a sottolineare ancor più il silenzio.
Spunterà da qualche parte Adso da Melk ?
Non me ne stupirei minimamente!
Mi offrirà una copia del secondo libro della poetica di Aristotele, trattato sulla commedia e sul riso?
Inutile, non cambio idea, continuerò ad apprezzare il riso ma a preferire la pasta!
Questo è il mio monastero de “Il nome del papavero”.
Ce ne sono da tutte le parti, di quelli coltivati, non selvatici, grossi, carnosi; riempiono l’occhio e lo spirito.
Frati e suore sono già in postazione nella chiesetta.
Tutti in religioso silenzio, in attesa dell’inizio dell’uffizio.
Figure atemporali dai tratti nordici e vagamente medievali, in tema con l’opera cui penso.
Gli uni evocano l’altra e viceversa.
Mi siedo in uno degli ultimi sedili, rimasti liberi e lascio la mia mente spaziare e divagare, in attesa della campanella che mi richiami all’ordine.
Compongo frasi e dialoghi, ricucio pezzi di storie, salto da un ricordo a un altro, sempre abitata da un senso di pace profonda che solo quest’oasi monasteriale riesce a infondermi.
La celebrazione inizia ed io cerco di concentrarmi, di scendere dalla mia nuvoletta e di ascoltare.
I miei pensieri continuano a rincorrersi, a giocare a nascondino. Fuggono dalla finestrella alla mia destra, ma li ritrovo tutti, a uno a uno all’uscita, alla fine della messa.
Nell’attesa hanno continuato a giocare a confondersi, a mascherarsi per confondermi, per farmi perdere il solito filo di una delle mie tante matassine srotolate.
“Ah se vi acchiappo, vi lego tutti come dei salami!”
I miei pensieri ridono, mi sfuggono correndo, rotolando davanti a me verso l’uscita.
Ripercorro il selciato, fuoriesco dal corridoio di ginestre, cotone aster, biancospini ...e mi slancio per la discesa sassosissima. Non corro perché se poi cado, capace che mi rompo, mi pervade però una voglia pazza di volare e librarmi.
Apro le braccia e sto quasi per sbattere le ali.
Peccato che non ho le ali, altrimenti sono certa che prenderei il volo, come mi accade nei sogni, quanto sbatto freneticamente le braccia e riesco a librarmi e planare a un metro da terra.
Sperimento la leggerezza dell’esistenza, mi sento senza corpo, senza materia e sono solo spirito, materia pensante e creativa e vado……. Via col vento…
……e domani, ovvio, è un altro giorno!
CV mi riacciuffa , mi riporta su terra, ripercorriamo la strada a ritroso ...
Penso con serenità che oggi é un altro giorno!

1 commentaire:

  1. Mi son dimenticata di aggiungere che questo é un vero TURBILLON, degno del mio FEUILLETON!
    ah!a che livello di follia son mai giunta se arrivo al punto di lasciarmi commenti sui miei scritti?
    inizio della pazzia?
    macché quella esiste da Ben prima del 31 ottobre!

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