7 LUGLIO, sette...
Mi piace il numero sette. Uno dei miei preferiti senza dubbio, al punto che scelsi la doppietta sette-sette, del giorno e del mese, per immortalarla sulla mia, forse meglio dire la nostra partecipazione di nozze.
Avessi potuto, ci avrei aggiunto un’altra coppia,quella dell’anno e così avremmo avuto un sette-sette (millenovecento) settanta sette…
C.V.purtroppo a tale data non esisteva ancora nella mia vita.
Ci / Vi entrò solo il’1 febbraio del settantotto così di sfuggita e poi il 2 settembre con maggior presenza, e poiché sono un’amante delle cifre dispari, dovetti attendere il luglio successivo per una data propizia, atta al convolaggio.
Stamani mentre stravolta da una notte corta e di trambusto, bevevo il mio cappuccino ripensavo a trentadue anni fa. Ero in piedi alla stessa ora per prepararmi con Marcella la nostra parrucchiera che era venuta per acconciarmi i capelli che furono raccolti in uno chignon.
Chissà forse anche quella notte, cercando di immaginare il mio futuro, avevo dormito poco e male, in questa casa dove avevo trascorso l’ultima notte da”signorina”, ma se così fu, non ne ho nessun ricordo.
Sono di nuovo nella casa della mia infanzia, sola senza CV rimasto con i gatti nella casa di Provenza, confusa, rimbecillita, a cercar di immaginare di nuovo il futuro, un futuro che mi vedrà ormai “in prima linea”.
Guardo l’orologio. Trentadue anni fa, avevo oramai sicuramente pronunciato il fatidico si, mentre mio cognato, fotografo amatore, scattava foto che non avrebbero mai visto la luce, rinchiuse nell’immaginazione di un apparecchio fotografico senza rullino in azione .
Se ho avuto la fortuna di poter rivedere delle immagini, ricordo della giornata, lo devo allo zio Francesco, il marito di zia Esther, lui, fotografo dilettante che riprese momenti chiave dell’evento.
Ancor oggi i miei occhi hanno fissato quanto immortalò all’epoca l’obiettivo.
L’arrivo in auto blu scortata da Marchino, allora giovanissimo e magrolino.
Il Barracuda della Costa Etrusca come amava autodefinirsi
L’entrata in chiesa, al braccio di babbo, che oggi si regge al braccio mio.
L’uscita sul marciapiede.
Niente sagrato! Le nozze furono celebrate nella Cappellina del Sacro Cuore, appendice dell’Istituto delle suore e della scuola Magistrale; dove aveva studiato la mia mamma.
Rivedo circolare davanti qualcuna delle mie Coccinelle che mi avevano regalato un libro di ricette di cucina per “allietare” o “avvelenare” il mio maritino.
Per quel giorno almeno non ci fu la preoccupazione del pranzo.
Cucinarono gli Zazzeri di Marina di Bibbona in quello che allora non era per nulla un ristorante super ricercato e alla moda come adesso.
Dove si mangiava però divinamente bene.
Dove i commensali rimasero più che felici e soddisfatti, mentre noi ci defilammo prima di loro.
Dove io abbandonai l’abito bianco e lungo per un comodo vestitino di maglina che è ancor vivo a tutt’oggi ed è diventato camicia da notte di mia nypote quando dorme in questa casa.
…. e poi via in auto fino a Roma, l’aeroporto …le Seychelles…..
E qui grazie al cielo avevamo la nostra macchina fotografica……
perché...
... racconto spinta da una brezza leggera
... spiffero in tutto le accezioni del termine
... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum
... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi
... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente
e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me
... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!
... "if" Kipling
... "if" allora "dubito ergo sum"
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