perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


vendredi 11 mars 2011

TRANS....OUT

Mi preparo per un nuovo TRANSVALICO e anche per un nuovo BLACK OUT
Sarà pur bello andare a Courmayeur, ma mi diventa sempre più difficile sopravvivere senza la connessione internet che mi permette l’accesso al mio Blog.
Ognuno ha la sua droga, rien à dire!
Tutta colpa e merito di questo mio angolino di cielo blu in cui spaziare con lo sguardo, dalla finestrella della Torre, che in un eccesso di generosità potrei anche far diventare….dagli spalti del castello.
La mia fantasia deforma un tantino la realtà, juste un petit peu.
In verità il cielo lo vedo attraverso il tetto vetrato della mia veranda, nuovo luogo creativo e di ispirazione.
 Ma l'idea della torre, simbolo di S come Segregazione, T come Teodora, V come Via di scampo, Z per Zorro il mio salvatore che non arriva mai….. (provero’ magari a sgranare le letterine dell'alfabeto nell'altro senso e….R come Rambaldo, temo comunque che mi dia il bidone pure lui), dicevo, l'idea della Torre mi affascina di più..
Giorno o notte, luce o buio, torre o spalti, veranda o un muro bianco, poco importa, la mia fantasia galoppa e trova l’angolino di cielo blu, dove sempre e comunque librarsi e liberarsi dal peso del quotidiano. Potere della creazione!
Senza inter-net però, (quello che un giorno o l’altro mi renderà inter-det-ta) non posso aprire il mio blog e allora niente cielo blu, niente cielo, tout court.
Mi preparo spiritualmente a questa nuova prova, a questa novella settimana di astinenza.
Chissà se qualcuno dei nostri ospiti avrà una chiavetta per farmi una dosetta di blog…?

Meglio pensare ad altro prima di cadere in fibrillazione.
Penso allora alle graziose erbette che il disgelo montano potrà offrirmi.
Erba eccezionale, di gran qualità.
Tenera e rossastra, croccante, amara, quel tanto che non guasta.
La settimana scorsa è finita sul mio desco in compagnia di un magnifico ovetto, sodo ma non troppo, leggermente molle.
Magnifico Taraxacum Officinalis, Dandelion, Dente di leone, Soffione, altrimenti noto come pissenlit, piscialletto, per le indubbie qualità diuretiche; ora che ho letto che è pure benefico in caso di ipercolesterolemia, chi me ne terrà più lontana???
Mi sguinzaglierò sui prati ancora innevati alla ricerca di zolle verdeggianti, dove stanare la mia dose di erba. Speriamo che i proprietari, padroni spesso indegni, si siano tenuti ben accanto i loro cagnoletti e abbiano raccolto quello che non ho voglia di raccogliere io, al posto loro, mentre estirperò le mie insalatine..
In attesa di lanciarmi come un segugio sui monti, annuso qui nel mio giardino ma il tarassaco è già fiorito e non è più buono per essere condito con olio e sale.
In compenso non dovrebbero tardare gli asparagi selvatici con cui farmi qualche deliziosa omelette, con buona pace del mio colesterolo!
Per il momento vedo delle zollette di violette proprio qui davanti alla veranda e penso alle violette della mia infanzia, quelle della casa del bosco. Contemporaneamente rivedo anche i ciclamini selvatici e il loro profumo mi sale per le narici. Inebriante, acuto, intenso, vivo!
Qui però non c’è nessun ciclamino;è solo il mio ricordo che li ha evocati e materializzati al punto di sentirne il loro effluvio.
Ci sono però le mie violette, loro, non le ho immaginate e sono di una bellezza che m’incanta e affascina, pur nella loro semplicità, forse anche perché sono tante e tutte vicine, una accanto all’altra in uno spazio ridottissimo. Mi fanno pensare a un minuscolo atollo in mezzo all’oceano. Spiccano in questo mare d’erba verde-giallastra che le circonda.
Con la testolina graziosamente inclinata, un po’ vergognose, ritrose, fanno le timiducce.
Smetto perfino di guardarle per non impressionarle e intimidirle, o meglio, le guardo ma di nascosto per non farle tremare.
Devono aver sentito che la loro vista ha rievocato altri vecchi ricordi, dolci e pungenti, che mi stringono il cuore.
Le violette candite erano una delle passioni di mia sorella e le violette mi fanno pensare inevitabilmente a lei.
Rinuncio a pensieri da cannibale, care le mie violette. Non vi candirò, tanto lei non può più deliziarsi della vostra tenera dolcezza, ed io potrò continuare a osservarvi di nascosto e lasciarmi prendere dalla dolce tenerezza dei ricordi.
E se la voglia di dolcezze mi tenta, posso sempre cercare di consolarmi con le scorze d'arancio candite e ricoperte di cioccolato, preparate dal mio C.V.Compagno di Vita, di Viaggio, di avVentura e oramai  anche Canditore Valente..
Siete salve Violettine mie,!

Aucun commentaire:

Enregistrer un commentaire