Siamo quasi alle fine di questo 2020 deprecato, ingiuriato, bollato e marchiato con il fuoco degli anni bisesti super funesti e gravato del peso centenario che incomberebbe sugli anni 20 degli ultimi secoli, dalla peste di Marsiglia del 1720, al colera del 1820, alla Spagnola del 1920.
Che il 2020 sia un anno bisestile è un dato inoppugnabile, che tutti gli anni bisestili siano funesti più di altri anni sarebbe invece da dimostrare e quanto agli anni 20 di ogni secolo con le loro ricorrenti epidemie….diciamo che le date sono un po’ tirate per i capelli.
Vero che a Marsiglia la peste del 1720 iniziò a fine primavera di tale anno e causò un notevole numero di morti (benché sia “una pestina” rispetto a quella del 1348 immortalata nel Decameron), ma l’epidemia di colera del 1820, era iniziata ben prima e successivi focolai si sono spenti e accesi durante tutto il secolo, quanto alla Spagnola nel 1920 arrivava ormai alla fine.
Poi se vogliamo giocare con i numeri, cercarvi segni e trarre auspici perché no?
Sono io la prima perdermi in questi giochi, ma appunto sono giochi e li considero come tali.
Come la mia famosa serie dei nuovi decenni legati con un filo d’oro all’America.
Seventies
Nel 1970 ebbe luogo il mio famoso primo viaggio negli Stati Uniti.
Viaggio mitico a differenti livelli e rimasto un pilastro.
L’oceano innanzi tutto non si varcava con la facilità con cui lo si trasvola al giorno d’oggi (beninteso ante Covid). Al di là delle possibili turbolenze e dei tanti ritardi che subì il nostro decollo alla partenza e l’atterraggio al ritorno, questo viaggio per lo più classificabile a uno stadio di sogno ebbe un valore inestimabile.
Il soggiorno di un lunghissimo mese in California coronò il sogno di tutte le ciliegine possibili e immaginabili.
Non può certo essere catalogato tra i tanti viaggi di cui ci si decide sfogliando cataloghi virtuali, si acquistano i biglietti con un clic e si prenotano gli hotel on line, si registra il tutto e hop si parte.
All’epoca non si usava così….e non solo.
Il viaggio era stato deciso dai miei genitori sulla base dei reiterati inviti di George, un vecchio amico riapparso all’orizzonte dopo anni di assenza in una nebulosa che lo aveva fatto temere passato a miglior vita.
George aveva lasciato NYC e si era stabilito a L.A., aveva passato nuovamente il BAR in California e qui esercitava con successo l’avvocatura; tra i vari cambiamenti si era aggiunto anche quello della consorte.
Tutti dettagli pressoché superflui per spiegare il perché del nostro viaggio e del nostro soggiorno in California di cui a cinquanta anni di distanza ho mantenuto intatto un ricordo meravigliosamente fatato.
La partenza era avvenuta da Roma con destinazione Londra, che ci era stato ben precisato dovevamo designare come la nostra meta. Non ho mai capito il perché. Neppure fossimo spie, tanto più che eravamo muniti di rigorosissimo visto B-2 per entrare negli States. Arrivo a notte inoltrata, trasferta in pullman fino all’ hotel che lasciammo alle prime luci dell’alba di una giornata di fine luglio, pieni di sonno, per recarci all’aeroporto di Luton.
A Luton trascorremmo praticamente la giornata scolando Guinness nell’attesa di imbarcarci su un aereo, dopo che il primo aveva avuto un problema, il secondo pure e infine il terzo, un residuato bellico a dir poco, ci aveva accolti nel suo grembo.
Facevamo parte di un charter organizzato dalla Church of Saint Joseph o qualche altro santo di quelli “maggiori” a molteplici stelle, muniti di un tesserino rosa che ci qualificava come membri o fedeli parrocchiani.
La maggior parte degli imbarcati sul volo andavano dal paesello a trovare i familiari che avevano probabilmente fatto fortuna overseas.
Diciamo che ben poco ci accomunava a questa folla in parte con la testa coperta da pezzuole nere.
Sia ben chiaro non sto parlando di foulard di più recente attualità, anche perché non sarebbero stati in linea con l’immagine delle devote dei vari santi Pietro, Francesco e via discorrendo.
Arrivammo come Dio volle e di questo atterraggio non ho memoria.
Solo di quello di ritorno a Ciampino il 1° settembre.
Saremmo dovuti arrivare alle prime luci del giorno ma il rientro fu ritardato per colpa della nebbia.
Si, nebbia a Ciampino il 1° settembre! pura realtà, e non un volo pindarico della mia fantasia, che ci costrinse ad un atterraggio a Genova dove rimanemmo accampati in una squallida stanza in stand by per ore.
L’unica nota piacevole mista alla stanchezza e alla voglia di un caffè erano le note che fuoriuscivano da un mangianastri sparate a ripetizione.
Ancor oggi le note di El Condor Pasa e Simon & Garfunkel mi fanno volare ALTO e mi provocano un’emozione incredibile.
Torno ad avere 16 anni con gli occhi pieni di stelle e non posso aggiungere altro.
Nel decennio in corso ci sono stati altri viaggi negli Stati Uniti, belli, interessanti e l’ultimo quello del ’78 sicuramente memorabile, ma mai capaci di raggiungere la magia del primo.
Eighties
Gennaio 1980 segnò la nostra partenza per gli Stati Uniti, con un volo di linea e in business class, accompagnati da un baule con dentro la pentola a pressione tra le poche masserizie.
Volo in pratica di sola andata per me e C.V. (Compagno di Volo e oramai pure di Vita da qualche mese).
Ritornammo infine ben oltre un anno dopo e in tre
Gli anni ottanta furono molto sedentari, dopo la primogenita, arrivò il secondogenito e poi la terzogenita.
La sola idea di spostarmi mi creava allergia
Nineties
Gli anni ottanta stavano per cedere il passo al nuovo decennio e la mia vita scorreva tra bebè, pannolini, camicini, impegni scolastici nella ridente Cardano al Campo, in cui avevo finito per trovare un misero spazio e quasi adattarmi (questione di sopravvivenza).
C.V. dal canto suo fremeva. Voglia di nuovi spazi e un bel giorno mi propose, cautamente, molto cautamente, quasi per sondare… “E se ci traferissimo in Canada?”
Scoppiai a ridere e molto seraficamente risposi “Non se ne parla neppure per scherzo”.
Ma C.V. non scherzava.
Nonostante correnti avverse che gli mettevano bastoni tra le ruote, lui sperava e sognava di varcare nuovamente l’oceano.
Io ci sarei sprofondata!
E iniziai a sprofondare in una sorta di angoscia.
Me ne ripresi però prontamente vedendo C.V. deprimere sempre più e iniziai a tifare per quel paese che per me era solo una banda grigia sopra gli Stati Uniti.
Una sera di dicembre mentre C.V. stentava a prender sonno, vedendo sempre più allontanarsi il suo Canada, io sobbalzai nel letto e con sicurezza da “illuminata” gli annunciai.
“Sono certa: riuscirai a partire. 1970. 1980. 1990”
Nuovo decennio e nuova America.
Il 7 gennaio 1990 C.V. partiva in avanscoperta.
Noi quattro rimasti in attesa della fumata bianca seguimmo due mesi dopo.
Volo di linea, business class, e ventitré colli in stiva.
2000
Il nuovo millennio ci ha trovati impiantati in Francia già da ben otto anni.
L’epopea nel continente americano si era conclusa ad autunno 1991 per stupide scelte del governo canadese, che dopo aver cancellato il programma per il quale eravamo partiti e aver pagato un sacco di penalità per la rottura del contratto, aveva poi successivamente ricomprato il prodotto…too late!
La vecchia Europa ritrovata iniziava a starmi stretta e sarei partita volentieri in qualche nuovo paese da scoprire.
Il 2000 non portò una nuova America ….ma questa è un’altra storia e in realtà in un certo senso la portò.
Mi accontento della serie dei tre decenni, i secoli non sono alla mia portata.
…e per 2000, 2010 2020 troverò un altro filo conduttore.
Per il momento tête à tête avec C.V.
Champagne à Volonté!
Se il 1° settembre 1970 c'era nebbia a Ciampino, il giorno dopo c'era sole a Aix!
RépondreSupprimerI canadesi si sono persi tanto sbolognandovi! E a proposito: cosa significa "23 colli in stiva"?
Dunque ero tornata giusto in tempo.
RépondreSupprimer23 bagages en soute.
Collo nel senso di « unità di un carico di merci »