perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


lundi 14 décembre 2020

RADIO MAGISTRA

La radio!

Grande compagna delle mie giornate, dei miei spostamenti in auto, delle mie mattinate o pomeriggi seduta al computer nella veranda, o nel mio atelier polivalente.

Grande scuola di pensiero, di immagini, di lingua.

Ascolto notizie che mi fanno riflettere, mi spingono a pormi domande, a cercare risposte; ogni tanto mi fanno pure volare lontana con il pensiero.

Compio allora viaggi onirici e virtuali che mi conducono a migliaia di leghe di distanza nello spazio e nel tempo, salvo ripiombare a terra a piè pari scossa dal suono di un jingle.

Il grande pregio della radio con le sue note in bianco e nero è di permettere la scelta cromatica preferita con le tonalità che uno predilige a seconda dei gusti o dell’umore.

Senza immagini fuorvianti l’orecchio si concentra sulla notizia e l’occhio sulla strada.

Opzione tutt’altro che trascurabile quando si sta guidando.

La radio ha avuto in ogni caso una funzione profondamente educativa nella mia vita: grazie a lei ho perfezionato o forse più semplicemente migliorato la conoscenza delle lingue, soprattutto della lingua francese.

Appena arrivata nell’ Hexagone mi sono ritrovata a rispolverare un francese arrugginito e contaminato da anni di inglese in fase di lenta e faticosa digestione.

Et voilà le Français qui resurgit.

 

Per rifarmi l’orecchio, considerato il tempo che trascorrevo in auto niente di meglio che sintonizzarmi su qualche bella stazioncina radiofonica.

A forza di pigiare tasti e girare rotelline ero riuscita a sintonizzarmi sull’allora giovanissima France-Info.

Non aveva ancora compiuto un lustro, ma già brillava bene e alle mie orecchie suonava ancora meglio, con la sua precipua particolarità di ripetere le notizie a ritmo cadenzato. 

Telegrafiche, sintetiche o approfondite, le news sfornate ogni ics minuti ribadivano le stesse parole chiave, e a me si aprivano porte: quelle della comprensione.

La lingua francese suona in maniera abbastanza complicata ed è difficile da essere riprodotta graficamente, basti pensare a un semplice “parlé” (scrivo il suono come percuote il timpano) che può avere tante facce: dall’infinito parler, alle varie forme verbali parlais, parlait, parlai, parlé, parlée, tutte pronunciate nello stesso modo ma scritte e tradotte differentemente.

L’esempio è classico e banale e soprattutto ha la particolarità di rimanere nello stesso campo lessicale, anzi ancor più precisamente nell’ambito della coniugazione di un solo verbo.

Ma che dire, fare e soprattutto comprendere quando le parole suonano in un certo modo ed hanno facce totalmente diverse?

Solo la ricchezza del proprio vocabolario può salvare e aiutare nella comprensione, ancor più quando il contesto non risulti troppo chiaro.

Penso sempre alla famosa garde des seaux, la guardiana dei secchi, come rimbombava nel mio orecchio quel « lagardedeso’ »

Ammetto che mi riusciva difficile visualizzare questa guardiana.

Di quali secchi poteva mai trattarsi? Forte dubbio che parlassero di secchi per mocio vileda o altri secchi privi di marca.

Forse una pastorella? Attenta a che nessuno le portasse via i secchi di latte munto?

Questa bucolica immagine mi sorrideva già di più ma onestamente mi sembrava un po’ fuori contesto, nonostante la situazione precisa sfuggisse alla mia comprensione. L’accostamento alla notizia della radio che citava nomi di ministri donne mi pareva quantomeno incongruo.

Fuori luogo che si trattasse del ministero delle pulizie che non esiste, magari di quello dell’agricoltura con ovini e bovini annessi, già più plausibile, ma le due ministre in questione erano impegnate altrove.

Mi ci volle un bel po’ di tempo per decifrare.

Et lux fuit! 

Quando mi si accese la lampadina, fu un vero flash.

Elizabeth Guigou del governo Jospin non aveva nulla a che fare con le fattorie, era la garde des sceaux, (lagardedeso’ di nuovo) senza secchi ma con sigilli. Era la guardasigilli nel lontano 1997.

Tutto ad un tratto il termine assunse una connotazione più regale, “Plus Royal,”tanto che onestamente la memoria ha finito per creare uno dei miei tanti falsi storici che google si è ben affrettato a smentire. Alla fine mi ero convinta infatti che Madame Royal fosse lei la guardiana dei miei svarioni, mentre all’epoca dei fatti era invece ministro delegato all’insegnamento.

E di insegnamento io ne avevo proprio bisogno!

Regola numero uno: evitare di dare libero sfogo alla mia fantasia.

Regola numero due in dubio analizzare grammaticalmente, quando possibile, la mia traduzione mentale.

Regole cui mi sono puntualmente attenuta.

L’orange à la beurre (lorangialaber)

Non avevo mai sentito parlare di un piatto simile.

Gateau à l’orange, Canard à l’orange d’accordo ma “Arancio al burro”?

Saltato in padella? Con burro fuso?

Alt!

Se veramente si trattava di arancio con burro sarebbe stato l’orange au beurre,visto che burro è un nome maschile in entrambe le lingue.

Santa grammatica, aiuto infallibile, senza bisogno di scomodare anni di costruzioni latine analizzate e tradotte che hanno lasciato impronte indelebili nella mia vita.

Il ciclismo non è uno degli sport che seguo: ecco l’occasione però per conoscereLaurent Jalabert (lorangialaber) che macinava chilometri e non spremeva agrumi.

Nel campo sportivo la mia preferenza va di gran lunga alla vela rispetto a corse su pista o su strada.

In caso di strada opterei per “La route du Rhum” ( corsa transatlantica in solitario da St Malo alla Martinica).

Certo a poter scegliere, ancor meglio giungere a Cuba, il Rhum cubano è il mio favorito.

Oppure on the road per l’America’s cup, grande passione di mio padre che mi aveva aiutato a fare di questo soggetto il tema di una ricerca scolastica.

Ai tempi grande sconosciuta (e la vela come sport e ancor più l’America’s cup):nessuno ne parlava, la Luna Rossa doveva ancora sorgere e la mia insegnante che ignorava cosa fossero boma, randa, lasco e bolina, si era chiesta di cosa diavolo mai io parlassi. 

Come non appassionarsi per “Les vents des globes” (corsa questa intorno al mondo in solitario, senza scalo né assistenza). 

Dopo la prima edizione in 1989/90 e la seconda in 92/93 è diventata una regata quadriennale.

Di nascita troppo recente perché mi fosse nota, l’avevo scoperta in Francia alla sua seconda edizione, neppur un anno dopo il mio arrivo.

Per anni, fintanto che non ho applicato la regola numero 2, è rimasta nel mio immaginario come la corsa “dei vènti dei globi”.

La traduzione non mi aveva fatto sorgere il minimo dubbio.

Calzava a pennello!

Seguendo la mia fantasia tra zefiro scirocco, grecale, mistral tramontana, maestrale fino a venti lontani, quelli che soffiano dal 40° al 60°parallelo dell’emisfero meridionale, nelle fasce dei Roaring Forties , i quaranta ruggenti del Capo Horn, o dei Furious Fifties, i cinquanta urlanti fino agli Shrieking Sixties i sessanta stridenti dell’Antartide ho compiuto il giro del globo pure io.

Sulle ali della fantasia si viaggia proprio low cost, e come ci si libra bene.

Il ritorno su terra è un tantino sconcertante. Lo sanno i marinai che come sbarcano e mettono piedi sulla terraferma sono presi da ondeggiamenti, sbandamenti , vertigini tipici del mal di terra.

Il mio non è da meno.

Les Vents des globes mi ha fatto girare la testa, che improvvisamente si rimette a funzionare.

Forte del suo-mio “DUBITO ERGO SUM» i punti interrogativi incalzano.

Perché Globes al plurale? Quanti globi? Il globo non è uno?

Ma se è uno allora dovrebbe essere les vents du globe.

Maledetta grammatica!

Pian piano i regatanti raggiungono il punto di partenza e di arrivo alle Sables d’Olonne.

Google me lo mostra e scopro che si trova in Vandea, en Vandéé.

Les vents des globes risulta essere invece Le Vandée -Globe.

Una corsa dal titolo puramente fuorviante, molto, molto meno accattivante del titolo da me immaginato. Quello ufficiale però ha il merito di pubblicizzare la Vandea con il suo mare e non associarla solo a stragi e mare di sangue dei tempi della Rivoluzione Francese. 

 

Oramai il mio francese ha fatto passi da gigante riesco a sentire accenti gravi e acuti, a chiedere deux baguettes, senza sentirmi ribattere combien?

Quante? Accidenti! Voleva dire che non ne avevo chiesto “deux- due” ma “des-delle”.

 

Mi rilasso davanti a un video su youtube.

Ascolto la mini presentazione di un libro.

Poco più di tre minuti di filmato che mi catturano, ma passano cosi veloci che ascolto di nuovo e per gioco inserisco i sottotitoli della traduzione simultanea.

L’avessi mai fatto!

La mia attenzione è fuorviata dal testo che riproduce strane parole, qualche frasi assurda, sgrammaticata sino a un finale in cui l’omofonia ma non l’omografia del termine statue/statut (statua/statuto) porta il cervello elettronico a scrivere “il rischio di adorare gli statuti” parlando di idolatria. 

Al limite se si fosse parlato di Carlo Alberto avrebbe potuto dubitare tra statua del re o statuto Albertino.

Un vero quarantotto!

Chiara dimostrazione che i cervelli elettronici sono decerebrati, non ragionano e sono privi di logica oltre ad essere ignoranti.

Meglio utilizzare il proprio con tutti i suoi limiti e fantasie.

Ritorno lesta lesta al mio fedele apparecchio radiofonico per continuare il mio relax e a scanso di equivoci mi sintonizzo su Radio Classique, senza sforzi e senza stress.

2 commentaires:

  1. Geniale! pezzo di bravura!
    La guardiana poteva pue custodire "les sots" oppure, se era sportiva "les sauts". Evviva il francese.
    La garde poteva, nella tua fantasia, farsi oggetto, come una brava "femme objet", e trasformarsi in custodia, oppure,per difendersi dagli attacchi dei "sots" metamorfosarsi in elsa.... Elsa, la garde des sots....
    L'arancia al burro è l'incontro tra una Siciliana e un Bretone; i bimbi saranno creoli e mangeranno crêpes al cointreau.
    E la mia Tosca rivoluziona ortograficamente la regione dei Chouans... La Vendée diventa la Vandée dopo avere preso un po' d'aria dai globi di blog-glob...
    Le parole e le lingue ci fanno ballare, sognare, gironzolare e crescere.
    Bax

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  2. Ah ah!
    Ci voleva pure una touche di Tosca!
    Touchée!
    Je parts en Vendée et la boucle est bouclée!

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