Per diversi anni la parola “guerra” è stata legata in maniera quasi indissociabile all’idea di libro di Storia.
Dalle puniche, fino alle più recenti ottocentesche di Indipendenza e alle novecentesche Prima e Seconda guerra mondiale, le guerre avevano il loro riconoscimento e statuto grazie al manuale scolastico.
E il grande privilegio di appartenere al passato.
Lontane nel tempo rispetto al mio piccolo mondo pacifico e a quando sono venuta al mondo, lontane da me.
Quanto meno è quello che allora immaginavo.
Distanziamento e ottica diversa poi modificano l’immagine e in più, come sempre l’idea di ritrovare un filo, avvolgere la matassa ha fatto sì che pure loro si siano intrufolate nel mio universo:
La Seconda guerra mondiale si è colorata con la storia di casa e i racconti dei familiari che la avevano vissuta in diretta: babbo, medico, prigioniero dei tedeschi in carcere alle Murate a Firenze, partigiano alla macchia e difensore delle Convenzioni di Ginevra…. mamma ventenne e marginalmente toccata dalla guerra, sfollata in campagna nel feudo di suo nonno, il passaggio del fronte, gli americani, quasi un clima festoso da scampagnata dovuto all’incoscienza e alle condizioni limitatamente difficili, fino alla notizia della tragica morte del cugino, vittima assurda di un rastrellamento dai colori cangianti.
La Prima guerra mondiale con i ricordi di mio padre bimbetto, la sua spilletta bandierina effige del periodo bellico strappatagli dal cappottino e quelli del nonno aviatore: che “se doveva morire, meglio in aria che nelle trincee vittima anche dei pidocchi”.
Quanto alle Guerre d’Indipendenza entrano nella storia di famiglia con la spedizione dei Mille e il famoso prozio Carlo, garibaldino.
Dalle guerre Puniche prendo tutte le distanze. Faccio persino fatica a ricordarmi che si saldarono con un Tre a Zero a favore di Roma, forse perché, che io sappia, non avevamo né Scipioni né Annibali tra gli antenati.
1945- Fine delle Guerra, fine delle guerre. (o almeno fine sul mio manuale scolastico)
Epoca di pseudo pace.
Le guerre pullulavano invece piano piano intorno. Piccole, lontane, non più mondiali ma non per questo meno destabilizzanti.
E su tutte la guerra fredda.
Lei sì che ha fatto parte della mia seconda infanzia.
Ma era fredda (e quelle guerre che scaldava e accendeva parevano remote anni-luce)
Lei, e il “muro” che è cresciuto con me mi appartengono e sono Storia.
Il “muro” oramai un’idea astratta, di divisione selvaggia, di vergogna, di un mondo lontano è stato per me e quelli della generazione mia e limitrofe una realtà tangibile.
Presenza costante nelle notizie durante i suoi 28 anni di vita per le tante morti di cui è stata la causa.
Dal giorno della sua creazione fino a quello della sua distruzione i tentativi di fuga per superarlo da est a ovest sono stati innumerevoli e non sempre coronati da successo.
Lo ricordo come prova tangibile e scottante della separazione tra la Berlino dell’ovest e la Berlino dell’est di quel mondo oltre cortina, fumoso e grigio, anzi nero di carbone.
Lo ricordo come prova tangibile e scottante della separazione tra la Berlino dell’ovest e la Berlino dell’est di quel mondo oltre cortina, fumoso e grigio, anzi nero di carbone.
Ha popolato il mio immaginario fin quando non ho potuto “vederlo”, benché oramai distrutto, e cercare di chiudere io pure una pagina della Storia a modo mio, con un senso pero’ di malcelata delusione, difficile da spiegare.
Quei miseri resti, quasi invisibili non mi parlavano del Muro e di quello che aveva significato.
I programmi radiofonici in memoria dei trent’anni dalla caduta del muro, quel 9 novembre 1989 si sprecano e mi fanno rituffare indietro nel tempo.
Ecco riapparire la Germania dell’Est, la RDT, grande vincitrice ai giochi olimpici dell’epoca, con le lanciatrici del peso e del giavellotto che mi impressionavano per la loro scarsa femminilità, confortandomi nell’idea che il mio disamore per lo sport era giusto e sacrosanto: avevo ben ragione a non fare sforzi ginnici.
Le testimonianze dell’orrore e dei traumi subiti dalle povere atlete dopate riportano a galla vecchie storie e si colorano di una nuova triste luce. All’epoca nessun dubbio che le gagliarde atlete che salivano sul podio fossero alimentate non certo con omogenizzati al plasmon bensì con ormoni steroidi, ma il pensiero si fermava là, con la conclusione magari che a tutto c’è un prezzo, che ogni medaglia ha il suo rovescio e la loro non faceva eccezione!
Le conseguenze, i drammi futuri non erano cosi palpabili.
I nodi sono man mano venuti al pettine, i capelli son caduti e agli atleti é svanita pure l’idea che allenatori e Stato si sforzassero per realizzare il loro bene.
Blocco le riflessioni e passo alla domanda fatidica.
Dove ero quel 9 novembre?
Come mi è giunta la notizia? Cosa facevo?
Non ho davanti agli occhi visioni di dirette TV, piuttosto un vago souvenir della prima pagina dei giornali, suppongo dunque del giorno dopo e questa immagine, non so se creata dalla mia fantasia, di un’onda gigantesca, una fiumana di anime in marcia che travalica un muro e avanza alla scoperta di un “nuovo mondo”
I contorni visivi sono flou ma il ricordo della caduta improvvisa e inattesa del muro è nitida.
Nitida come la silhouette della mia primogenita che seguo con lo sguardo dalla finestra mentre rientra da scuola. 9 anni infilati in un giaccone- cappottino tre quarti di tessuto di lana blu con delle profilature verde mela.
Chissà se a scuola hanno parlato del muro?
Ora ne parleremo noi due, nei nostri tête à tête di pranzo.
9 anni l’11 novembre mentre Rostropovich, suona con lo stradivari sotto il muro di Berlino, a
casa intanto io decoro la torta al cioccolato, fedele emblema di ogni compleanno dei miei bambini, il babbo affetta il vitello per coprirlo di salsa tonnata e tutti siamo pronti a cantare senza accompagnamento di violoncelli TANTI AUGURI a te…..
Senza ancora rendercene conto un’era è finita, mentre ci avviciniamo all’ultimo decennio del secolo scorso.
Il Muro è caduto, aprendo le frontiere, trascinando con sé tutto un sistema e il nostro familiare pure.
Ci apprestiamo a festeggiare l’ultimo compleanno di uno dei bimbi sul “patrio suolo”, ma nessuno ne ha la consapevolezza.
Le frontiere, chiuse solo dal muro della mia ostinazione, cedono, gli orizzonti diventano grandi, i cieli a turno blu e bassi e azzurri e luminosi.
Joyeux anniversaire my Girl!
MA.... Questo pezzo deve essere pubblicato, dove non so, ma deve essere pubblicato. L'arte di mescolare ricordi collettivi, ricordi personali e Storia, il tutto intriso di un sottile umorismo (ah Scipione e Annibale che non fanno parte, ahimeme di te, dei tuoi avi!!!). Io mi rivdeo bene qst 9 novembre 1989, 19 anni, secondo anno di Fac.... Rivedo la televisione, le immagini che mi sembravano tutte color marrone e giallastro. Persone che arrivavano da un'altra epoca. Come se il muro aprisse un varco temporale e un pezzo di Storia entrasse nel mio presente di piccola occidentale. Non so perché, queste immagini hanno lo stesso potere, per me, di quelle dell'assassinio di Y. Rabin nel '95; non so perché le affianco. Insomma la mia Reb deve trovare il modo di compilare e raccogliere i suoi blog texts
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