perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


jeudi 28 novembre 2019

TOSCANA TRA IMMAGINARIO e REALTA'

"La rentrée du C.A.E.R." con i due autori toscani e soprattutto una affermazione di Alberto Prunetti mi hanno fatto rimuginare sull’immagine di Toscana.

Dolce paese onde portai conforme
 l’abito fiero e lo sdegnoso canto…..


Non ho affatto bisogno di cliccare su internet per seguito e conclusione dell’ode carducciana, che conosco a memoria da oramai non so più quanti anni (e neppure voglio contarli).
Mi basta il conforto consapevole che la memoria a lungo raggio è ancora funzionante.
L’utilizzo del motore di ricerca è finalizzato al solo scopo di vedere quali immagini siano proposte per “dolce paese onde…” . Poi per ottimizzare, già che ci sono, faccio un copia incolla del testo:

TRAVERSANDO LA MAREMMA TOSCANA

Dolce paese, onde portai conforme
L’abito fiero e lo sdegnoso canto
E il petto ov’ odio e amor mai non s’addorme,
4Pur ti riveggo, e il cuor mi balza in tanto.

Ben riconosco in te le usate forme
Con gli occhi incerti tra ’l sorriso e il pianto,
E in quelle seguo de’ miei sogni l’orme
8Erranti dietro il giovenile incanto.

Oh, quel che amai, quel che sognai, fu in vano;
E sempre corsi, e mai non giunsi il fine;
11E dimani cadrò. Ma di lontano

Pace dicono al cuor le tue colline
Con le nebbie sfumanti e il verde piano
14Ridente ne le pioggie mattutine.

“Pronunci il nome Toscana e subito pensi “cipressi” sintetizza Alberto Prunetti.
L’immaginario vola a dolci colline, alberi svettanti, amena campagna …
Migliaia di tonalità di verde e la terra che nelle variazioni dei marroni ricaccia la solarità incamerata.  Color “terra di Siena” naturale o bruciata magari- mi viene da pensare-.
Immagine da cartolina, visione bucolica.
La prima che salta allo sguardo e torna nella mente dei turisti anche di quelli magari che la Toscana non la hanno ancora visitata e che la conoscono dai dépliant.
Non parliamo poi di chi invece c’è stato.
Di chi chiederà conferma che Toscana è sinonimo di Torre pendente.
Di chi si sdilinquirà al solo nominare Firenze.
Di chi sosterrà la supremazia di Siena con quella piazza a forma di conchiglia.
Di chi tutto orgoglioso ti parla di San Gimignano (ma oramai chi non la conosce?).
Degli etruscofili innamorati di Volterra…..

Degli appassionati di arte: -ah gli Uffizi!-
….la Venere del Botticelli 
….il Rosso Fiorentino

Degli appassionati di vino: -ah il tour in Chianti!
… ma i più trend….ah Bolgheri!
…..l’Ornellaia, soggiungono i conoscitori o presunti tale.

E il castagnaccio? e la farinata, cecìna (con l’accento sulla i) o torta di ceci che dir si voglia? Un tempo questa specialità si poteva gustare a Genova e in tutta la Liguria o in Toscana.
Da anni oramai la vendono anche a Milano, vicino piazza del Duomo o a Courmayeur. 
Potere della mondializzazione (non sempre dai risultati soddisfacenti, anzi molto spesso, poco soddisfacenti)
Raro comunque che un appassionato di torta di ceci, mi nomini il “cinque e cinque.
“Cinque lire di pane e cinque lire di torta” come dicevano nella sbragata Livorno.
Boia deh!

Questa tutta un’altra toscana, come quella che non si visita ma che esiste o si visita perché non si sa cosa sia.
Livorno attira qualche turista, imbarco per Capraia e Gorgona, Corsica e Sardegna, il quartiere dal pomposo nome di “Venezia” con i Fossi (i fossati medicei, quelli delle false teste di Modigliani, per intenderci), il monumento ai 4 Mori, la prestigiosa Accademia Navale e alla periferia della città le terribili raffinerie maleodoranti.
Lo STANIC (con la c dolce) della mia infanzia, il suo tanfo di uova marce e le ciminiere che brillavano nella notte nera.
Chi di noi bimbi, per primo identificava il mefitico odore, passando in auto, vinceva.
Non so bene cosa.
Lungo il romito grigio di scogli lambiti dal mare dei livornesi che disdegnano gli stabilimenti balneari fino a Quercianella e Castiglioncello per arrivare poi alle “caraibiche” Spiagge Bianche di Rosignano meta di turisti ignari alla ricerca dell’esotico, rigorosamente low cost.
Tanto il romito è bello, quanto le spiagge bianche sono uno scempio.
Uno scherzo della natura?
No della natura umana!
La Rosignano delle spiagge risponde al nome di Rosignano-Solvay ed è una frazione di Rosignano Marittimo, che come tutti i villaggi marittimi della costa, era sorto, nei tempi lontani, in collina, più lontano dal mare, dai pirati e dalla malaria. 
Rosignano Solvay nasce agli inizi del ‘900 quando il belga Ernest Solvay vi impianta uno stabilimento per la fabbricazione della soda. Intorno alla fabbrica cresce un nucleo urbano per operai e impiegati e diventa a tutti gli effetti frazione del comune di Rosignano Mmo con il nome di Rosignano Solvay e i suoi abitanti quello di Solvaini (da sottolineare l’importanza di Solvay nella storia) ben distinguendosi dai Rosignanesi delle alture.
Non proseguo dissertando su comune e abitanti con la percezione e lo sguardo da toscana, di un comune limitrofo, perché non vorrei rinfocolare vecchie faide ataviche.
Basti sapere che le spiagge bianche, il cui candore è ben lungi dal derivare da conchiglie frantumate sono frutto degli scarichi dell’industria chimica, al 90% calcare cotto e triturato, per il 10% cloruro di calcio.
Uno dei tratti più inquinati del mediterraneo.
In compenso, fortunatamente da quasi dieci anni, il mercurio è stato eliminato dal ciclo di fabbricazione Solvay.
Litorale inquinato incorniciato da tante brutte ciminiere alle spalle delle spiagge di soda.
Piombino- Il porto- Yves Le Floch

E ciminiere a Piombino che accompagnano lo sguardo se lo rivolgi verso terra mentre il traghetto punta la rotta sull’Isola d’Elba, così come non mancano a Scarlino, uno degli ultimi avamposti della Maremma, sede di uno dei più rilevanti insediamenti industriali della provincia di Grosseto, che io associo regolarmente ai fanghi rossi (non da cure termali).
 Anche questa è Toscana, ma non certo la prima che salta in mente, così come quando pensi arcipelago toscano e immagini le isole, il mare, i bagni, non necessariamente il pensiero corre a quelli penali.
Eppure Capraia, Gorgona, Pianosa e la stessa Elba hanno ospitato fino a tempi recenti e alcuni ospitano tuttora luoghi di reclusione che, malgrado la presenza di detenuti, anzi grazie a loro si sono preservate.
Ogni medaglia ha come sempre due facce, un dritto e un rovescio, una parte luminosa e una in ombra, pur se quello che riluccica non è necessariamente bello e buono, basti pensare alle famigerate spiagge bianche e un penitenziario al di là delle sue prerogative primarie, (di cui qui non discuto) può essere una muraglia a protezione della natura.

Chiari e scuri, ma I colori della toscana sono soprattutto a base di verde quello delle dolci colline, dei campi che circondano San Galgano e la spada nella roccia, dei pratini di Campo dei Miracoli (vero miracolo di piazza) delle pinete, con o senza pioggia o dei cipressi isolati e in gruppo come i “cipressetti che da Bolgheri van a San Guido in duplice filar”….  
A ciascuno il suo immaginario, ma il cipresso è un valore sicuro, simbolo di immortalità e poi per me è doppiamente simbolo di casa….Devo aggiungere e precisare che ve ne è uno secolare nel giardino della mia oramai lontana infanzia?

Aucun commentaire:

Enregistrer un commentaire