perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


mardi 21 octobre 2014

La famille d'abord



C’é mamma e mamma, famiglia e famiglia, e politica familiare e politica familiare….
Per anni sul patrio suolo, da moglie a carico e madre casalinga, mi sono, in un certo senso, sentita una cittadina di serie D, da demodé a socialmente ed economicamente disimpegnata …  .
Potevo ben occuparmi dei tre figli ed essere sempre al pezzo, non avere problemi di scioperi a scuola (io che non andavo a lavorare), assistere i miei “pollizzoli” malati (io che potevo starmene a casa), essere disponibile per attività extra( io che avevo tanto tempo libero), aiutare a scuola, scuola materna, come genitore responsabile (tanto con due figli scolarizzati e solo una neonata a casa avevo poco daffare) e senza peraltro affollare asili nido...
Tutte queste prerogative dovevano bastarmi, avanzarmi, confortarmi e soddisfarmi.
E io in effetti ne sono stata felicissima.
Questo ruolo vissuto così mi ha permesso scelte di disponibilità a seguire i miei figli e a seguire (ma in un altro senso) anche il padre dei tre senza battere ciglio.
Certo che sapere che la mia presenza fiscale era quantificata in uno sgravio di tasse irrisorio e che quella dei tre minori contava ugualmente per poco non è stato mai particolarmente flatteur… Sia ben chiaro non che mi considerassi sminuita, ma non ero certo valorizzata dal sapere quanto poco io valessi come detrazione tributaria e quanto misera fosse la quota di assegni familiari che CV percepiva “a causa mia”.
C’è voluta la Francia, mio ultimo paese di accoglienza per ristabilire un certo equilibrio. Qui, a differenza dell’Italia, esisteva una politica familiare attenta e veniva praticata una tassazione che teneva realmente conto del quoziente familiare. Più figli hai, più il numero di parti (non quelli della partoriente) bensì intesi come quote, aumenta. E più è alto il numero di parti di una famiglia e più la tassazione diminuisce.
Un adulto una parte, due adulti due parti.
Liberté, fraternité, égalité!!!
Evviva!Fiscalmente contavo quanto CV!
Un figlio mezza parte, due figli altra mezza e dunque una nuova parte da aggiungere.
Dal terzo figlio in avanti il calcolo varia (secondo non so ben quale criterio, perché io mi sono fermata a quota tre figli) e diventa per così dire esponenziale.
Il terzo figlio vale più dei primi due (devo ammettere che il calcolo mi pare sensato perché, benché a questo punto avessi sviluppato una certa esperienza di gestione, il lavoro quadruplica) e lui da solo vale una nuova parte.
Totale siamo diventati una famiglia da quattro parti (1+1+ ½  + ½ +1) e le nostre tasse sono diminuite drasticamente.
Avevamo insomma un’utilità fiscale legalmente riconosciuta!
Nessuno, peraltro potrà accusarmi di aver portato avanti una politica familiare espansiva per puro profitto, da immigrata che vuol beneficiare delle agevolazioni che la Francia, da tempo, offre.
Quando sono arrivata sul gallico suolo, i tre figli esistevano già, e il mio espatrio al tempo dell’ultima gravidanza non era minimamente prevedibile e in ogni caso non lo era nella terra di Obelix.
Non avevo nessunissima idea che l’esistenza del “trio”sarebbe stata un incentivo per ridurre le tasse, al pari di donazioni a enti benefici, e con risultati ben più tangibili. L’ho scoperto solo quando abbiamo presentato la nostra denuncia dei redditi, la déclaration des revenues.
Quello che non ho scoperto, ahimè, che tardivamente è che avrei potuto beneficiare delle famose Allocations Familiales, sostegno alle famiglie elargito a partire da quota due figli fino a che non sia compiuta una determinata età e che i figli siano scolarizzati. (le regole sono leggermente più complesse ma io ho, per far breve, schematizzato)
Sapevo dell’esistenza di questa forma di contributo che credevo però destinata solo ai francesi, o comunque ai residenti che lavoravano ed erano retribuiti da aziende impiantate in Francia.
Essendo noi degli expat, ovvero espatriati con contratto di distacco italiano e con i contributi previdenziali pagati dunque in Italia, non credevo certo di poter vantare dei diritti in proposito e non avendo tradizioni di Stato Assistenziale alle spalle, neppure ci ho pensato a indagare per sfruttare il sistema.
L’attualità mi fa fatto riesumare e riesaminare la politica familiare.
In Francia oggi si parla di ridurre queste prestazioni familiari, nate come sostegno alla famiglia, in generale. Non è la prima volta che si pensa di modificarle, già nel 1998 furono messe in discussione e concesse in base al reddito. Dopo 10 mesi, causa la non popolarità del provvedimento, furono ripristinate tali e quali. Poi si è parlato di tassarle (al momento queste erogazioni non rientrano nella dichiarazione dei redditi) senza peraltro farne di nulla. Ora sembra sempre più certo che non saranno più elargite indiscriminatamente a tutti i nuclei con due figli ed oltre, ma sarà operata una selezione sulla base del reddito familiare.
Dopo decenni, dai tempi della politica familiare dell’era mussoliniana, anche in Italia si torna a prendere in considerazione la famiglia e a preoccuparsene pur se con motivazioni ben diverse da quelle del ventennio colonialista.
Contemporaneamente infatti in Italia riecheggia la proposta dell’attuale presidente del Consiglio Matteo Renzi che prevede un’ erogazione di 80 euro mensili ad ogni neo mamma per i tre primi anni del bambino. Condizioni particolari: reddito che non superi i 90 mila e se immigrati, in possesso di permesso di soggiorno da almeno cinque anni.
Tutto questo mi riporta al mio passato trascorso di immigrata con figli a carico.
…alle allocations delle quali avrei potuto beneficiare, e delle quali non ho goduto, dal primo giorno che ho messo piede sul gallico suolo.
Se ci ripenso, mi viene un attacco allergico. Sette anni di allocations perse!
Per un puro caso, anni e anni dopo il nostro arrivo, ci venne richiesto di presentare domanda visto che ci fu spiegato che ne avevamo diritto e ci vennero concessi un anno di arretrati (di più purtroppo ci dissero che non era possibile recuperare).
In quel momento furono molto apprezzati, senza troppo recriminare per tutto quello che avevamo perso, ma rallegrandoci di quanto ci era caduto inaspettatamente in tasca.
Le allocations continuarono ad essermi poi erogate ancora per quattro anni, fino ai raggiunti limiti di età, non miei ma dei figli.
La mia missione in seguito, da creatura generosa, è stata quella di darmi da fare per far beneficiare quanti come me ignoravano tanta grazia di Dio, per lo più altri expat d’oltr’alpe; quelli d'oltre mare ma anche di altri paesi europei con tradizioni più sociali, tutti  già informatissimi, non necessitavano del mio contributo.
Per un’amica arrivai fino ad andarmi ad informare per lei all’ufficio preposto.
Divulgai, divulgai, misi da parte quell’ atteggiamento un po’ timido e vergognoso e mi aprii alla com.
Knowledge is power, come dice sempre la cugina, e ha ben ragione!
Penso all’unica figlia rimasta in Francia. Il giorno che diventerà madre, probabilmente non le spetterà nessuna allocazione e forse non avrà neppure più diritto alle parti aggiuntive che partecipano al calcolo del quoziente familiare. Le rimarrà forse la possibilità di espatriare di nuovo….

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