perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


mardi 18 juin 2013

Sous le merveilleux ciel de Provence ....



« Sous le merveilleux ciel de Provence » la scritta di una t-shirt da bambino, che mostrava un paesaggio della Provenza, un’immagine difficile da dimenticare, partita lontano dall’altra parte dell’oceano, lontano da questo mediterraneo che ci culla, ci illumina, ci scuote e ci pacifica.

Una t-shirt indossata da un bimbetto entusiasta, dall’intelligenza vivace, curioso, originale, attirato dal cielo di Provenza che ancora non conosceva, che intuitivamente si voleva portare dietro, come amuleto, un salvagente, come uno dei penati da cui farsi proteggere.

I nostri destini incrociati nel cielo…
... e nel cielo “basso” del Canada, che mi pareva di poter toccare con un dito questa maglietta era stata un faro che mi ricordava l’est, m’indicava, dove sorge il sole …là dove sono finita per tornare, approdando sulle coste provenzali, piene di ricordi d’infanzia e sconosciute alla mia progenie.

Dimenticata chissà dove, sbucata dal fondo di un armadio, e soprattutto spuntata dal baule dei miei ricordi, quella t-shirt aveva animato un raccontino, una sera all’atelier d’écriture.

“Atelier “, mot magique, parola fatata e incantata che ha fatto vibrare le corde del ricordo, delle associazioni d’idee, nella conferma che tutto è legato da questo meraviglioso filo di Arianna che arrotolo, srotolo, arruffo, ingarbuglio e in cui mi attrigo.


Lunedì mattina ero a Marsiglia con il prezioso cartoncino d’invito nella borsa, pronta a spiccare un salto nell’universo magico della mostra che stava per essere inaugurata, a volare nei cieli di questo midi , “capolavoro a cielo aperto”a tuffarmi nel mio Mare nostrum e con un po’ di licenza poetica, riemergere naiade, tra le alghe filamentose prodotte dalla tavolozza di uno dei tanti pittori…o silfide di pinete provenzali, di boschi….solo l’imbarazzo della scelta!

Colore tanto! Materia tanta, pure!
La prima vera giornata estiva: un cielo terso, blu, profondo, carico, caldo, avvolgente. Una passeggiata dalla Gare Saint Charles, lungo il boulevard Lonchamp, fresco viale bordato dagli immancabili platani, caratteristica imprescindibile di ogni piazza, piazzetta, viale di città, cittadine, villaggetti, borghi francesi.

Senza enorme successo ho scrutato tutti i portoni del lato sinistro cercando di identificare quello dove l’oramai cresciuto ex-ragazzino aveva trascorso due autunni, due inverni e primavere frequentando le classi preparatorie per i concorsi delle Grandes Ecoles.

La realtà ha superato la fantasia e la mia immaginazione ha sbattuto il viso contro entrate indifferenti al richiamo del mio ricordo sfocato.

Non ancora ventenne, magrolino, in perfetta forma fisica con le cinque rampe di scale per raggiungere il suo sottotetto, che percorreva più volte al giorno per andare a scuola a fare qualche spesa e soprattutto per andare alla cabina telefonica sotto casa; il misero forfait del suo abbonamento telefonico non gli offriva troppa comunicazione.

Forfait superati, operatori superati, abbonamenti che ti permettono di navigare low cost e soprattutto rimozione delle cabine telefoniche, divenute oramai desuete …ecco perché non ho trovato il portone, come Pollicino cercavo riferimenti scomparsi, inghiottiti dal …? progresso.

Spersa nella disillusione di un portone che non si sarebbe comunque aperto, ho voltato lo sguardo e fissato davanti a me dove un tripudio di acque, non le chiare fresche e dolci petrarchesche, bensì quelle della Durance, mi hanno sorriso e, con un chiacchiericcio argentino, accolto tra verde, scalinate, cancelli, colonnati del restaurato Palais Longchamp.

Il mio cartoncino in mano, ben stretto, lasciapassare per qualche ora di privilegio e il palazzo tutto mio o quasi… La scalinata su cui ho fatto la coda prima di poter accedere all’expo, in cui si entrava solo a scaglioni, in piccoli gruppi alla volta, era assiepata di invitati.

Avessi perso la scarpetta, nessun principe l’avrebbe mai ritrovata.

Ferma sotto il sole cocente, stipata come una sardina nel boccale, sorretta da chi dietro di me spingeva contro chi davanti mi premeva una borsa gigantesca in faccia, mi lasciavo tentare all’idea di una marcia indietro, un ritorno al buffet per una coppa supplementare di champagne, fin tanto che il buonsenso ha avuto la meglio…una coppa di più e chissà cosa avrei capito del colore, del calore, del vapore, dell’odore, dell’ardore… direi che il tasso alcolico era già sufficiente per farmi volare senza sbattere le ali.

Tra le acque e senza mar Rosso, il varco si è miracolosamente aperto e finalmente sono penetrata nel tempio. Altre scale da salire per iniziare il percorso della mostra dall’alto… 
Difficile raccontare una mostra.
Le emozioni si accavallano mentre cerco di ritrovare il Nord.

“Que c’est beau le jaune” Sul muro mi accoglie questa frase di Van Gogh. 

Penso alle forsizie, alle mimose e alle ginestre, al mio monastero, alla stradina tortuosa che mi porta a Aix scollinando dove tra rocce e sassi, grappoli gialli di chicchi di ginestre mi esplodono davanti, e in lontananza si staglia nella luce rosea del mattino, nitida, ammiccante,con l’aureola del sol nascente, la Sainte Victoire  di Cezanne.


Di fronte “La Camera” di Vincent mi spara ricordi, mitraglia immagini, seppellite sotto le solite madri pie, dure e ragnatelose.
 File:Vincent van Gogh - De slaapkamer - Google Art Project.jpg

Una visita ad Amsterdam: il museo Van Gogh insieme al ragazzetto, senza la maglietta che avrebbe ancora potuto indossare sia perché cresceva lentamente (rispetto agli standard degli altri ragazzini) sia perché gli acquisti previdenti avevano, nel tempo, trasformato la taglia da extra large in extra small, ma pur sempre indossabile. La stagione però non era adatta, e sua madre, cresciuta con gli armadi-quattro-stagioni, si impuntava a separare golfini da giacche e da soprabiti, e cappotti.

Vano tentativo di mettere in riga stagioni, regolare clima… far tenere in ordine una camera-porcile!

Era lui che aveva voluto visitare il museo, non si sa bene se in onore al suo amico Vincent, o in preda alla passione del momento che lo vedeva trasformista con un vecchio grembiule di scuola della sorella, un enorme fiocco, il basco di traverso sulla testa, la tavolozza in una mano e il pennello a mezz’aria nell’altra.
L’abito non fa il monaco, e la penna non fa il poeta, ma la poesia lui l’aveva dentro, anche se non riusciva a esternarla e la visita al museo era stata un momento di grazia, di studio, di contemplazione, di ammirazione e soprattutto di condivisione…non ultimo dell’audio-guida: un’auricolare a testa. Certo che “I mangiatori di patate” vivevano in ben altra luce!

A Vincent, l’omaggio dell’ouverture!

“Starry starry night…” Sunny sunny day …oggi per questo nuovo incontro con il flying Dutchman, che non vola, non solca mari, ma che mi fa librare in alto e mi enoziona al solo udirne il nome.

Ricordo ancora l’incontro inatteso nel museo di Montreal in una delle mie freddissime stagioni canadesi.
Mostra sugli impressionisti! 
Avrei dovuto essere pronta a un incontro con Vincent.
E difatti lo ero. Quello cui non ero preparata, era stata l’esplosione di feeling che un suo quadro mi aveva procurato. Lo rivedo sulla parete, mi rivedo davanti, attonita, sentire la sua fragilità, la mia, compenetrare la forza della sua arte, il frazionamento del mio io, esploso in mille schegge.

L’uliveta e le sue nuvole contorte mi avevano trafitto.

Non sono un’esperta d’arte e probabilmente me ne intendo anche poco, ma quel giorno volai in alto e capii, forse a modo mio, percependolo con ogni millimetro di pelle, cosa significasse impressionismo!

“Com’è bello il giallo !” Siamo assolutamente d’accordo!
 Forsizie, ginestre non mancano nel mio giardino e ogni anno vi semino grani di girasoli, che a fine estate lo inondano di colore.

La Méridienne , uscita per la prima volta dal Musée d’Orsay, mi porta in un altro sud all’ora calda dove
"In quell'ora fra vespero e nona, in cui non ne va in volta femmina buona"

….ma dove sono i papaveri?

L’expo si snoda nelle sale accoglienti del Musée des Beaux Arts, il mio carnet si riempie di note che come sempre una volta giunta a casa non riesco a decifrare.

Fisso immagini, frasi, ritrovo “amici”,  vecchi compagni di colore, di altre expo.

Presenze che mi sorprendono come quella, accanto a Vincent, di Francis Bacon ma si spiegano con il suo studio di paesaggio da un quadro di Van Gogh. Le coste liguri di Monet, il blu del mediterraneo  del golfo di Marsiglia di Cezanne.

Faccio scoperte, mi diverto davanti a un “Paesaggio della Ciotat” (prestito del Centre Pompidou) di Friesz che mi spinge a volerne sapere un po’ di più su quest’autore, a me finora sconosciuto….le palme di Dufy. Onore al territorio con il marsigliese Camoin.

Come fare l’impasse sull’emozione di ritrovare ben tre opere di Soutine, arrivato nel sud a Vence, dove i suoi paesaggi dalle forme curvilinee e aeree si inondano di luce.
La sua tavolozza si era illuminata!

A Aix, al museo Granet, una quarta opera del russo Chaïm, giunto nel sud grazie al suo amico livornese. A Granet ci sarà anche una tela del grande Modigliani.

Il suo ritratto di Leopold Zboroswky, amico, poeta, mercante d’arte, ammirato un anno fa alla Pinacoteca, mi aveva ricordato il ragazzino della t-shirt. Avrei voluto offrirgli il quadro tanto mi era piaciuto e mi aveva fatto pensare a lui. L’occasione si prestava…era appena trascorso il suo trentesimo compleanno e stava per sposarsi…Ho scoperto però che non era in vendita che sotto forma di cartolina…
Meglio ! In fondo più facile da trasportare !

Mi piacerebbe sapere che quella cartolina è in sua compagnia ora che lui è sotto altri cieli e si tuffa in altri mari, spazia in altri oceani …legame di colore, forma, radici, ricordi.

Ritorno tra le sale di Longchamp dove ahimè, non c’è nessuna opera di Modi’…

La mostra, in quanto tale, non posso raccontarla, farei torti e non voglio. 

Davanti alla cinepresa di M6 che mi ha richiesto di esprimere il mio pensiero, mi sono rallegrata di questa expo-explosione di colore, mediterranea, e tuffata nel Mediterraneo…onore a questo Mare Nostrum, delle nostre origini e che come riporta un’ennesima frase, questa dello scrittore Paul Morand, sul muro dell’ultima sala fu il primo oceano…”le premier océan fut la Mediterranee

Per me, pur se li apprezzo tutti  è in pratica l’unico mare.

Questo ho comunque omesso di dirlo, come di citare la frase che, non essendo io a quel momento arrivata alla fine della mostra, non avevo ancora potuto leggere.

Così pure come mi sono ben guardata dal fissare l’occhio della cinepresa e scandendo bene le parole concludere il mio speech con un “feliz aniversário... sob o céu maravilhoso do Rio”...
Sous le merveilleux ciel de Provence...Under the Tuscan Sun, o sotto la luce dei miei girasoli...c’é un unico Mediterraneo, un solo grande Midi e una sola ed unica Mutty che ti augura come sempre, con le sue parole strampalate, i suoi ricordi rattoppati un felicissimo inizio di un nuovo anno!
Joyeux Anniversaire, Petit Peintre !

3 commentaires:

  1. Ecco perché non ti leggo... Perché mi fai prendere la depressione!!!!
    Cmq bello... E ti sei dimenticata del portacenere di papaveri... Già allora mi piaceva Monet!

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  2. Prometto...PROMIS JUREE...il prossimo ti farà ridere...
    vedrai come!!!
    ps
    ecco dove erano i papaveri...nel portacenere!

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