perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


samedi 22 juin 2013

PARIGI ... GOOD VALUE



Parigi val bene …
…un rapido viaggio in tgv, comodo treno che unisce in tre ore la capitale europea della cultura alla capitale legale, nonostante l’orda di adolescenti vocianti, petulanti, telefonanti che mi circondano nel vagone. Odori vari aggrediscono le mie narici dal momento in cui mi siedo sulla mia poltrona in una escalation: da aromi culinari stantii, esalati dal sandwich dei viaggiatori che mi stanno di fronte a quello di smalto per unghie utilizzato da una delle teenager che cerca di dare un tono di curata aggressività alle sue dita, titillamento micidiale per le mie nari, fino a quello di un ultra nauseabondo pop corn.
Paris-Gare de Lyon mi libera da aggressioni uditive e olfattive, mi accoglie riempiendo il mio sguardo e riducendo il mio orizzonte con immagini casalinghe, tanto da farmi temere di aver fatto un’andata e ritorno senza rendermene conto. La stazione è completamente tappezzata di affiche della, appena inaugurata, expo “le Grand Atelier du Midi”, mostra in due sezioni da Van Gogh a Bonnard al Palais Longchamp di Marsiglia e da Cezanne a Matisse al museo Granet di Aix.
Gare de Lyon, non è Saint Charles, nessun errore di percorso!
Mi ritrovo sulla spianata invasa di turisti in coda per taxi, tra offerte di moto taxi pronti ad accompagnare me e le mie valigie ovunque, mentre fendo la folla e mi dirigo come un toro, colpito dal colore, verso l’auto in sosta del cugino Alberto in attesa paziente.
Sono da poco scoccate le 13 mi siedo accanto al mio autista mentre uno squilibrato tenta il suicidio o cerca un attimo di notorietà sulla tour Eiffel che così viene chiusa al pubblico per due ore.
Paris mi ha dato il suo “benvenue” tra un caldo asfissiante e l’effervescenza abituale.
Ritrovo il mio 5eme e le mie piccole abitudini, ma solo per il tempo di una breve sosta.
Parto per un tour nel 7eme…piccola intrusione nella hall del Lutece, nella penombra soffusa del suo caffè tra opere dello scultore César che in una delle suite dell’hotel aveva eletto domicilio, per scuriosare e ingannare il tempo in attesa di raggiungere la libreria del boulevard Raspail dove abbiamo appuntamento.
La serata si annuncia bollente e la libreria senza aria condizionata e ben esposta al tramonto funziona come una stufa Godin e ne è degna del suo nome. Nell’attesa dell’arrivo dell’autore che presenta il suo ultimo libro da poco tradotto, ci aggiriamo tra gli scaffali.
Mentre annuso libri, faccio conoscenza con Sylvie la traduttrice, e occhieggio le opere dello scrittore; ne apro una a caso e l’occhio cade sul mio nome.
Non credo di essere io quella cui lui, nominandolo, vuol fare riferimento e in più in un testo che parla di Bibbia, anche se con il titolo Ma Bible est une autre Bible, non penso certo di dovermi troppo stupire di trovarvelo.
Ovvio però che io lo prendo come un “segno” e passo in cassa.
Siamo un piccolo comitato. L’incontro è stato organizzato un po’ all’ultimo momento grazie alla disponibilità dello scrittore, in margine alla sua venuta per una serata l’indomani al Museo d’arte e storia del Giudaismo, dove per la partecipazione è obbligatoria invece, conferma preventiva.
Una seratina piacevolissima, caldo escluso, in cui faccio infine conoscenza con Meir Shalev, la sua nonna russa e l’aspirapolvere americano. Autore finora assente dai miei orizzonti letterari e di cui Masha mi ha fatto nel tragitto una rapida presentazione.
Apprezzo l’humour dell’autore israeliano di cui godo appieno l’intervista in versione lingua semioriginale e tradotta.
In effetti, ho avuto un brivido corso lungo tutti i miei dischi vertebrali quando qualcuno ha detto “facciamo pure l’incontro in lingua originale, tanto parliamo tutti ebraico”
Il mio nome sarà pure di origine giudaica, ma la lingua è tutta un’alta cosa ed io parlo come mangio: spaghetti, chevre chaud e, con un po’ di fantasia cheeese cake, ma carne poca e, in ogni caso, non proprio kasher!
Grazie al cielo eravamo in una libreria francese…e l’autore che non ne parla manco una parola si è espresso in inglese, un inglese non da madrelingua e quindi, per la mia più completa felicità, facile da capire per una come me, madre per definizione, ma dalla lingua “salmistrata”!
Un simpatico ragazzo della casa editrice si è occupato della traduzione di domande allo scrittore e delle sue risposte in francese per noi ascoltatori ed ho potuto dunque seguire beatamente “la doppia intervista”non perdendo quasi neppure una parola nei due idiomi stranieri.
Ah che profusione di orgoglio e compiacimento espanso!
L’humour, la realtà, la fantasia, l’immaginazione, tutto un immaginario familiare tra soggettività e l’oggettività di zie, zii, parenti vari e superstiti, i loro racconti e aneddoti; un vero momento di rilassamento, cool in cui mi sono sentita al posto dello scrittore, con i miei aneddoti, i miei antenati, le mie appendici, i miei ricordi.
Quando poi è arrivato a dire che lui non ha problemi a raccontare, che la difficoltà risiede piuttosto nella struttura del racconto, senza una cronologia ma tra salti avanti e indietro….ho quasi pensato che avesse letto il mio blog e parlasse di me!
Ovvio che no! Non parla francese e ancor meno italiano. Ora posso affermarlo con certezza ma quella sera qualche dubbio avrebbe potuto sussistere, infatti per farmi firmare il libro mi sono rivolta a lui in inglese. Mi ha dedicato il libro con una b di troppo e un tentativo di k al posto della doppia c, ma quel che conta è la buona volontà e la capacità di correggere gli errori. La dedica è risultata un po’ pasticciata ma decisamente più personale!
L’indomani prevedeva una giornata tecnologica tra aerei e elicotteri al Bourget, ma l’acquazzone mattutino, il tempo dubbio, il meteo catastrofico ci han fatto recedere dai propositi e dirottato in mattinata al museo dell’Orangerie in visita ai Macchiaioli.
Una brevissima coda e solo per acquistare i biglietti. La testa tuffata nel marsupio alla ricerca della mia carta magica, pass per expo e musei mi sconnette dal mondo circostante fin quando alzandola mi sono sentita rivolgere la parola da una sconosciuta e per giunta in inglese che mi riconosceva come una delle persone presenti il libreria la sera precedente.
Era la compagna dello scrittore e lui mi è apparso accanto come ho girato la testa!
Coincidenze! Com’è piccino il mondo!
Les grands esprits se rencontrent!”mi é sfuggito senza riflettere all’idea di ritrovarci in questo museo, dove in realtà io ero venuta per ammirare pittori delle mie terre, loro piuttosto Monet con le sue ninfee e la permanente di opere impressioniste e post.
Lei mi ha allora precisato che non parlavano una parola di francese!
Non paga della mia naiveté mi sono persino slanciata nella traduzione del mio pensiero e lui mi ha ringraziato. Non ho capito di cosa…C’era poco da rallegrarsi a essere paragonato a me, a patto che lui non avesse frainteso e pensato che lo assimilassi a Monet.
L’occasione mi ha offerto l’opportunità di una domanda che la sera prima non avevo avuto modo di porre, visto che non l’avevo fatta neppure a me.
Incuriosita, al ritorno a casa avevo spulciato su internet, scoperto che Shalev è tradotto in italiano, che il libro appena uscito in Francia alberga nelle librerie italiane da ben oltre due anni, con un titolo comunque diverso da quello francese, ma non ero riuscita a trovare il titolo di Ma Bible est une autre Bible, acquistato la sera precedente.
Il titolo originale תנ"ך עכשיו Tanakh akhshav, tradotto alla lettera "La Bibbia adesso"non risultava né così né con qualcosa di simile.
Da qui la mia curiosità e la mia domanda, cui Shalev ha risposto tra il sorpreso e un mezzo riso, dicendomi che il libro in Italia aveva avuto diritto a un titolo abbastanza particolare per colpire la fantasia dei lettori: Re Adamo nella giungla .
Silenzio!!!
Rien à dire ou à ajouter…tranne che Shalev poteva ringraziare il cielo che ci fossimo conosciuti in una libreria francese.
In Italia, non sarebbe bastato il mio nome dentro il libro, una pagina si e una no, per convincermi a compralo.
La fila era intanto avanzata e lui si trovava dinanzi alla biglietteria e fortunatamente lontano dalla mia risposta.
Paris vaut bien...Parigi val bene
Parigi val bene.... una mostra, una serata in libreria e la traduzione di un buon titolo!
Parigi val bene tante cose:
una visita all'Orangerie anche senza Macchiaioli
una visita al Bourget soprattutto quando non lo visitano i politici
una serata sulla terrazza dell'Institut du Monde Arabe un 21 giugno
una cena da Mavrommatis ancor meglio se in compagnia del cugino
un festeggiamento in famiglia, un'occasione di condividere insieme
e per non perdere le sane tradizioni...
....una Messa! 
e in tal caso nonostante il mio amore per il Veme meglio Notre Dame che Saint Médard!!!
 

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