Parigi val
bene …
…un rapido
viaggio in tgv, comodo treno che unisce in tre ore la capitale europea della
cultura alla capitale legale, nonostante l’orda di adolescenti vocianti, petulanti,
telefonanti che mi circondano nel vagone. Odori vari aggrediscono le mie narici
dal momento in cui mi siedo sulla mia poltrona in una escalation: da aromi
culinari stantii, esalati dal sandwich dei viaggiatori che mi stanno di fronte
a quello di smalto per unghie utilizzato da una delle teenager che cerca di
dare un tono di curata aggressività alle sue dita, titillamento micidiale per
le mie nari, fino a quello di un ultra nauseabondo pop corn.
Paris-Gare de Lyon mi libera da aggressioni
uditive e olfattive, mi accoglie riempiendo il mio sguardo e riducendo il mio
orizzonte con immagini casalinghe, tanto da farmi temere di aver fatto
un’andata e ritorno senza rendermene conto. La stazione è completamente
tappezzata di affiche della, appena inaugurata, expo “le Grand Atelier du Midi”, mostra in due sezioni da Van Gogh a
Bonnard al Palais Longchamp di Marsiglia e da Cezanne a Matisse al museo Granet
di Aix.
Gare de Lyon, non
è Saint Charles, nessun errore di percorso!
Mi ritrovo sulla
spianata invasa di turisti in coda per taxi, tra offerte di moto taxi pronti ad
accompagnare me e le mie valigie ovunque, mentre fendo la folla e mi dirigo
come un toro, colpito dal colore, verso l’auto in sosta del cugino Alberto in
attesa paziente.
Sono da poco
scoccate le 13 mi siedo accanto al mio autista mentre uno squilibrato tenta il
suicidio o cerca un attimo di notorietà sulla tour Eiffel che così viene chiusa
al pubblico per due ore.
Paris mi ha dato
il suo “benvenue” tra un caldo
asfissiante e l’effervescenza abituale.
Ritrovo il mio 5eme
e le mie piccole abitudini, ma solo per il tempo di una breve sosta.
Parto per un tour
nel 7eme…piccola intrusione nella hall del Lutece,
nella penombra soffusa del suo caffè tra opere dello scultore César che in una
delle suite dell’hotel aveva eletto domicilio, per scuriosare e ingannare il
tempo in attesa di raggiungere la libreria del boulevard Raspail dove abbiamo
appuntamento.
La serata si
annuncia bollente e la libreria senza aria condizionata e ben esposta al
tramonto funziona come una stufa Godin e ne è degna del suo nome. Nell’attesa
dell’arrivo dell’autore che presenta il suo ultimo libro da poco tradotto, ci
aggiriamo tra gli scaffali.
Mentre annuso
libri, faccio conoscenza con Sylvie la traduttrice, e occhieggio le opere dello
scrittore; ne apro una a caso e l’occhio cade sul mio nome.
Non credo di
essere io quella cui lui, nominandolo, vuol fare riferimento e in più in un
testo che parla di Bibbia, anche se con il titolo Ma Bible est une autre Bible, non penso certo di dovermi troppo
stupire di trovarvelo.
Ovvio però che io
lo prendo come un “segno” e passo in cassa.
Siamo un piccolo
comitato. L’incontro è stato organizzato un po’ all’ultimo momento grazie alla
disponibilità dello scrittore, in margine alla sua venuta per una serata
l’indomani al Museo d’arte e storia del Giudaismo, dove per la partecipazione è
obbligatoria invece, conferma preventiva.
Una seratina piacevolissima,
caldo escluso, in cui faccio infine conoscenza con Meir Shalev, la sua nonna
russa e l’aspirapolvere americano. Autore finora assente dai miei orizzonti
letterari e di cui Masha mi ha fatto nel tragitto una rapida presentazione.
Apprezzo l’humour
dell’autore israeliano di cui godo appieno l’intervista in versione lingua semioriginale
e tradotta.
In effetti, ho
avuto un brivido corso lungo tutti i miei dischi vertebrali quando qualcuno ha
detto “facciamo pure l’incontro in lingua originale, tanto parliamo tutti
ebraico”
Il mio nome sarà
pure di origine giudaica, ma la lingua è tutta un’alta cosa ed io parlo come
mangio: spaghetti, chevre chaud e,
con un po’ di fantasia cheeese cake,
ma carne poca e, in ogni caso, non proprio kasher!
Grazie al cielo
eravamo in una libreria francese…e l’autore che non ne parla manco una parola
si è espresso in inglese, un inglese non da madrelingua e quindi, per la mia
più completa felicità, facile da capire per una come me, madre per definizione,
ma dalla lingua “salmistrata”!
Un simpatico
ragazzo della casa editrice si è occupato della traduzione di domande allo
scrittore e delle sue risposte in francese per noi ascoltatori ed ho potuto
dunque seguire beatamente “la doppia intervista”non perdendo quasi neppure una
parola nei due idiomi stranieri.
Ah che profusione
di orgoglio e compiacimento espanso!
L’humour, la
realtà, la fantasia, l’immaginazione, tutto un immaginario familiare tra
soggettività e l’oggettività di zie, zii, parenti vari e superstiti, i loro
racconti e aneddoti; un vero momento di rilassamento, cool in cui mi sono
sentita al posto dello scrittore, con i miei aneddoti, i miei antenati, le mie
appendici, i miei ricordi.
Quando poi è
arrivato a dire che lui non ha problemi a raccontare, che la difficoltà risiede
piuttosto nella struttura del racconto, senza una cronologia ma tra salti
avanti e indietro….ho quasi pensato che avesse letto il mio blog e parlasse di
me!
Ovvio che no! Non
parla francese e ancor meno italiano. Ora posso affermarlo con certezza ma
quella sera qualche dubbio avrebbe potuto sussistere, infatti per farmi firmare
il libro mi sono rivolta a lui in inglese. Mi ha dedicato il libro con una b di troppo e un tentativo di k al posto della doppia c, ma quel che conta è la buona volontà
e la capacità di correggere gli errori. La
dedica è risultata un po’ pasticciata ma decisamente più personale!
L’indomani
prevedeva una giornata tecnologica tra aerei e elicotteri al Bourget, ma l’acquazzone
mattutino, il tempo dubbio, il meteo catastrofico ci han fatto recedere dai
propositi e dirottato in mattinata al museo dell’Orangerie in visita ai Macchiaioli.
Una brevissima
coda e solo per acquistare i biglietti. La testa tuffata nel marsupio alla
ricerca della mia carta magica, pass per expo e musei mi sconnette dal mondo
circostante fin quando alzandola mi sono sentita rivolgere la parola da una
sconosciuta e per giunta in inglese che mi riconosceva come una delle persone
presenti il libreria la sera precedente.
Era la compagna
dello scrittore e lui mi è apparso accanto come ho girato la testa!
Coincidenze! Com’è
piccino il mondo!
“Les grands esprits se rencontrent!”mi é
sfuggito senza riflettere all’idea di ritrovarci in questo museo, dove in
realtà io ero venuta per ammirare pittori delle mie terre, loro piuttosto Monet
con le sue ninfee e la permanente di opere impressioniste e post.
Lei mi ha allora
precisato che non parlavano una parola di francese!
Non paga della
mia naiveté mi sono persino slanciata nella traduzione del mio pensiero e lui
mi ha ringraziato. Non ho capito di cosa…C’era poco da rallegrarsi a essere
paragonato a me, a patto che lui non avesse frainteso e pensato che lo assimilassi
a Monet.
L’occasione mi ha
offerto l’opportunità di una domanda che la sera prima non avevo avuto modo di
porre, visto che non l’avevo fatta neppure a me.
Incuriosita, al
ritorno a casa avevo spulciato su internet, scoperto che Shalev è tradotto in
italiano, che il libro appena uscito in Francia alberga nelle librerie italiane
da ben oltre due anni, con un titolo comunque diverso da quello francese, ma
non ero riuscita a trovare il titolo di Ma
Bible est une autre Bible, acquistato la sera precedente.
Il titolo
originale תנ"ך עכשיו Tanakh akhshav, tradotto alla
lettera "La Bibbia adesso"non risultava né così né con qualcosa di
simile.
Da qui la mia curiosità e la mia domanda, cui Shalev ha risposto tra il sorpreso e un mezzo riso, dicendomi che il libro in Italia aveva avuto diritto a un titolo abbastanza particolare per colpire la fantasia dei lettori: Re Adamo nella giungla .
Da qui la mia curiosità e la mia domanda, cui Shalev ha risposto tra il sorpreso e un mezzo riso, dicendomi che il libro in Italia aveva avuto diritto a un titolo abbastanza particolare per colpire la fantasia dei lettori: Re Adamo nella giungla .
Silenzio!!!
Rien à dire ou à ajouter…tranne che Shalev poteva ringraziare il cielo che
ci fossimo conosciuti in una libreria francese.
In Italia, non sarebbe bastato
il mio nome dentro il libro, una pagina si e una no, per convincermi a compralo.
La fila era intanto avanzata e lui si trovava dinanzi alla biglietteria e fortunatamente lontano dalla
mia risposta.
Paris vaut bien...Parigi val bene
Parigi val bene....
una mostra, una serata in libreria e la traduzione di un buon titolo!
Parigi val bene tante cose:
una visita all'Orangerie anche senza Macchiaioli
una visita al Bourget soprattutto quando non lo visitano i politici
una serata sulla terrazza dell'Institut du Monde Arabe un 21 giugno
una cena da Mavrommatis ancor meglio se in compagnia del cugino
un festeggiamento in famiglia, un'occasione di condividere insieme
e per non perdere le sane tradizioni...
....una Messa!
e in tal caso nonostante il mio amore per il Veme meglio Notre Dame che Saint Médard!!!
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