Recupero mes esprits,lontana dal mondo civile e dalla tecnologia più sfrenata.
In parole povere sono sui monti di CV, senza connessione internet perché la maledetta chiavetta funziona come me sugli ski.
Per chi mi conosce bene, l’immagine penso sia quanto mai parlante, per gli altri deluciderò con un conciso “come un singhiozzo”con tutte le rappresentazioni che può rimandare la frase in questione: dall’intermittenza alla disperazione.
Persino la televisione, con cui ultimamente si era istaurata una certa comunicazione mi boicotta e mi guarda con l’occhio vacuo, uno sguardo tra lo spento e il triste consigliando di controllare non so quale cavo.
Probabilmente non sono troppo dotata per la tecnologia.
Colmo della sfortuna non trovo neppure il mio quadernino sul quale avevo notato le note salienti della serata al Dôme di Marsiglia. Mi rimangono le immagini scattate con il mio “nuovo” telefonino, ereditato da CV che si è computerizzato anche via portable ( l’ordigno che mi riesce difficile chiamare all’uso italico cellulare perché non ostante il tempo non mi sono ancora abituata all’idea di mettere all’orecchio un furgone della polizia).
Ah il progresso! Con l”evoluzione o meglio l’involuzione della lingua!
Con il mio nuovo-vecchio, telefono-apparecchio fotografico ho scattato, a sinistra, in alto, davanti, ovunque insomma tranne che a destra, non perché fossi al meeting del partito socialista, solo perché là c’era, oltre il buio del nulla, solo un muro limitatamente interessante.
Constato con disappunto che la capacità di risoluzione di un apparecchiucolo telefonico è quanto mai scarsa.
Un flou generico, di cui, solo perché ero presente, posso raccontare che rappresenta il meeting: che quello là era Vals, la magra, alta con i capelli lunghi Aurelie l’addetta-com di Hollande, l’altra, una certa non-so-più-che-nome seguito da Arlette, rappresentante locale della regione e che giacca e cravatta finali rivestivano François, il nuovo François (dopo l’altro, il lontano Mitterand),il François dei rêves, nuova speranza dei francesi.
Un flou generico, di cui, solo perché ero presente, posso raccontare che rappresenta il meeting: che quello là era Vals, la magra, alta con i capelli lunghi Aurelie l’addetta-com di Hollande, l’altra, una certa non-so-più-che-nome seguito da Arlette, rappresentante locale della regione e che giacca e cravatta finali rivestivano François, il nuovo François (dopo l’altro, il lontano Mitterand),il François dei rêves, nuova speranza dei francesi.
Ho letto persino (pura contaminatio per la sacra lingua francofona) Hollande…H di hope.
Let’s hope! Beh speriamo bene!
Le foto per quel che non posso vedere mi serviranno a poco, così come gli appunti rimasti chissà dove, mentre ero certa di averli infilati nella sacca-portenfant insieme a Glob.
Dovrò solo affidarmi a quel poco che la mia memoria ha trattenuto e alle sensazioni che mi sono rimaste incollate sulla pelle e che si sono ora annidate come ricordi nel solito strato di madre, pia dura e ragnatelosa, soprattutto piena di tele di ragno (su questa definizione sono formelle: non ho dubbio alcuno).
Il palazzo gremito, tutti seduti, a parte noi nella fossa e tutti quelli che non potevo vedere ,che non sono riusciti a entrare, che sono rimasti fuori e di cui ci han dato notizie.
Sbandieramenti dalle gradinate, quelle sulle quali avremmo dovuto trovare posto, secondo Marie Claude che mi ha veicolato direttamente e indirettamente sul luogo.
Le solite “ultime parole famose”, indirizzate a me che poco esperta di Dôme, concerti, meeting non sapevo troppo come sarebbe stata la serata “Non vorrai mica che restiamo in piedi per ore? certo che c’e da sedersi!!!” mi aveva annunciato guardandomi con commiserazione.
La frase in francese era stata forse più concisa e cartesiana, quella che ho proposto non è altro che la solita libera traduzione personale.
Riconosco la mia ignoranza in materia, ma certi eventi li ricordavo diversi.
Ai comizi elettorali del paesello mio, ascoltavamo l’oratore di turno , lui ben issato su un palco o istallato a un balconcino di un palazzotto della piazza del “comune vecchio”e noi sempre nella succitata piazza e in piedi a guardarlo con un po’ di torcicollo.
Anche a Woodstock erano tutti in piedi o stravaccati sul prato…o almeno così mi par di ricordare.
Che ci posso fare se la mia esperienza è miserrima, se non sono mai stata a uno stadio e non sono un’adepta della curva sud?
Beh in questi posti, se devo essere sincera, lo so bene che c’è da sedersi (l’ho visto alla televisione), ma il nostro meeting lo facevano al Dôme e non allo stadio Vélodrome di Marsiglia e il Dôme l’ ho solo e sempre visto dall’esterno, l’interno, ignorando cosa proponesse!
Rettangoli che roteano, sbandieramenti .
Tricolori (nella variante azzurra) a valanghe ma anche le multicolori non mancano.
Sono le arcobaleniche bandiere della pace, inneggianti probabilmente a un rappacificamento sociale.
Un primo crampo iniziava a mordermi il polpaccio sinistro quando finalmente le luci si sono abbassate e sugli schermi giganti è apparso e scivolato con grazia un mini filmato che ci mostrava il candidato del P.S.( parlo di partito socialista, scontato,ma leggerlo così mi ha spinto a precisare, anche se sicuramente a nessuno sarà venuta in mente la pubblica sicurezza che non c’entra per nulla o un post-scriptum troppo precoce, dato che non ho ancora concluso).
Un candidato dall’aria molto compassata, quasi british oserei definirlo. Poche immagini, che ce lo mostrano deciso ad entrare in campagna, il suo impegno, risoluto, ma soprattutto tanta pacatezza …seduzione a destra?
Dissolvenza e il nome a grandi caratteri nel mezzo dello schermo: François Hollande.
Ingrandimento, movimento ….e la ç del nome si muove, rotea con un movimento di torsione forse di novanta gradi e io, in preda a chissà quale allucinazione vedo questa c con la cediglia diventare una falce e martello. Sbatto le palpebre e focalizzo, ma una nuova torsione l’ha già rimessa a posto….
adescamento a sinistra? O svisionamento da posizione coatta?
Ma ecco che il tanto atteso candidato appare sul palco e parla.
Parla ai provenzali, ai discesi dalle alpi di alta Provenza, ai mediterranei tutti, Italiani compresi ( si vede che sa che sono presente, e io non posso impedirmi di alzare le mani in cui medio e indice in bella vista formano la V di veni-vidi-vici )parla soprattutto ai Marsigliesi: giovani, in cerca di lavoro, già disoccupati o sulla strada di diventarlo, delle cité.
Largo ai giovani, ma non dimentichiamo i vecchi e…..
Alé l’OM!!
Priorità del candidato sono i giovani.
Basilare la perfetta conoscenza del francese.
Urgenza dunque: puntare sull’insegnamento di questa lingua. Fondamentale per l’integrazione.
Mi chiedo se devo rasserenarmi pensando che sono considerata un’integrata potenziale, che qualora deponessi una richiesta di nazionalità française non potrebbero rifiutarmela sulla base della scarsa conoscenza dell’idioma dei discendenti di Vercingetorige, che non mi invierebbero dunque a corsi di recupero e che se volessero spingersi oltre testando le mie scarse qualità canore, potrei comunque stupirli con una bella Marsigliese.
Ma tutto questo so di averlo già raccontato.
Mi ripeto dunque…si vede che il cervello sta già partendo in cembali …
Meglio dunque finirla qui con questo resoconto, che non rende conto di nulla , e che tuttalpiù si rende solo conto di raccontare,
o di contare...le ore che mi separano dal ritorno alla civiltà.
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