Tralascerò quello dello scorso novembre, ampiamente celebrato nella doppia funzione civile e religiosa, commemorazione di una fine (guerra) e esaltazione di un inizio(vita). Questa idea del doppio mi rimanda con il pensiero alla doppia futura celebrazione di fine estate-inizio autunno, civile-religiosa, con tanto di comune a Versailles e pieve in Toscana, ma questa è tutta un’altra storia che ha relazioni solo indirette con la data undici.
Il doppio “uno” rimane riservato alle nascite.
Tralascerò pure quello di dicembre, non festeggiato perché il festeggiando non era più presente, ma ricordato, nel cuore,
nella mente, nei pensieri quotidiani e negli scritti.
Oltretutto era diventato anche un giorno di tacito ritrovo familiare.
Chi poteva, si trovava pronto per riunirsi intorno a babbo.
Il ritrovo familiare quest’anno ha cambiato di data e destinazione.
Eravamo in tanti, tantissimi nipoti dello Zio, diciamo pure la stramaggioranza oltre ovviamente i suoi figli, nipotini, anche cresciutelli e pure qualche nipote di secondo grado,ovvero i qualche figlio di noi nipoti primi, da Tommaso, rampollo del ramo romano-ex torinese (il ramo, non il rampollo), a due dei miei ex aixois: una, la cosiddetta fidèle de sept heures ( très infidèle à vrai dire) che ora vive nel paese delle mucche, del cioccolato, degli orologi, e che sfidando le strade della confederazione ha transvalicato alla guida della ex - cinquecento del fratello( la macchina non ha cambiato di cilindrata,solo di proprietario), che già tende ad alleggerirsi pronto a mollare gli ormeggi per nuove destinazioni… Turista-fai-da-te, è attualmente ancora romano, anche se non è ancora chiaro dove lo porterà il Cuore. Lui sogna nuove spiagge non per vacanza, ma per aggiungere una nuova tessera al puzzle che sta costruendo insieme a Mariebé, che è in attesa delle nuove coordinate da inserire per la rotta da seguire. È lei, per il suo lavoro, la prima a prendere il largo, e lui non se lo fa ripetere due volte…da vero Gemello, dopo un po’ si stufa, si scoccia e ha voglia di cambiar aria. Per il momento intanto stanno cambiando aria, in montagna dediti a sciate, e sulla rotta di Courmayeur hanno fatto in modo di aggiungersi con non troppo ritardo alla lieta brigata. Completava questo quadretto generazionale la Nypote, ritornata dopo le festività natalizie nelle nebbie varesine e presente in compagnia dell’ameno consorte (lui è ameno, la sorte non sempre!).
Tutti riuniti sui Navigli, quello grande per la precisione al Circolo dei canottieri di Milano, in una giornata splendida che ha sfatato le orribili leggende metropolitane dell’orrido clima lombardo, quello che come mi trasferii al nord mi fece capire perché lì si usavano pellicce, berretti, sciarpe e la loro vera utilità, perché si andava dal reumatologo, perché necessitavano massaggi, antidolorifici e…. perché esisteva la cintura del dottor Gibaud.
La maestra di cerimonia, artefice e organizzatrice della rimpatriata è stata la cugina Moni, primogenita dello Zio e secondogenita in assoluto dopo la cugina Anna Valeria, quella che per anni io ho conosciuto e chiamata solo con il nome di Lilli.
Lilli? Oggi mi chiedo da dove le derivasse questo soprannome, ma per il momento non ho risposta perché io non lo so e posso solo ipotizzare.
Lilli! da Lilli e il Vagabondo ? non credo proprio.
Forse è vero invece il contrario ed è la cockerina che ha preso il nome da questa cugina, nata ben prima del film e paciosa, calma e serena, tenerella e rassicurante…
Al soffio sulle candeline, di vario formato, da due semplici cifre che componevano la sua età a un più complicatissimo marchingegno girevole, una specie di giostra con carillon, sapientemente scovato da Moni, ordigno che ha catturato la nostra attenzione ….lo zio ha dato prova che nonostante le novantasette primavere come pompiere aveva ancora credito….e le ha spente tutte….
E io, ancora una volta ho dimostrato che ho dérapé, mi sono lasciata prendere dall’ispirazione, dall’estro, dalla foga creativa e commemorativa e ho fatto un fuori tema, l’hors sujet, di cui
sono una specialista, l’ennesima, se pur in qualche modo legata,….ALTRA STORIA.....
segue....
Ma a forza di vivere coi gatti, Gatti Mézzi e felini di vario tipo ho imparato a ricadere in piedi.
Riprendo il filo della mia matassa, spezzato e riannodato con undici legature per questo primo undici del duemiladodici.
Se il quattro gennaio, festeggiato il sette nevoso (del calendario rivoluzionario), è stato il compleanno dello Zio e se la matematica non è per forza un’equazione di primo o secondo grado, ma una semplicissima addizione, allora quattro più sette fan undici e quanto raccontato finora, é la scenografia per arrivare a parlare di questa data e dell’anniversario che vi è legato.
Oggi è infatti il compleanno di uno dei cugini, se la ricostruzione non mi fa difetto, direi il quinto in ordine di arrivo, uno dei pochi maschi di famiglia.
Uno dei cinque, contro ben il doppio di cugine femmine ( la famiglia ha fin dai primordi manifestato una predisposizione per il matriarcato) e di questi cinque, uno dei due che possono ancora fregiarsi del cognome di famiglia, quello dell’animaletto aculeato sia di terra che di mare e tramandarlo…
(anche se si potrebbe sempre procedere a modificazioni del codice di famiglia o al recupero del cognome d’origine per noi che ci siamo nate)
Oggi insomma è il compleanno del cugino Barnaba, il secondogenito dello Zio.
Un cugino legato a vecchissimi ricordi di infanzia e di incontri nella loro casa del mare al Tonfano. Un cugino che non sempre era presente, in occasione delle nostre visite, spesso in giro, in viaggi affascinanti, non so più dove, e dove la fantasia si mescoli con la realtà. Mi sovviene un attraversamento del deserto, in tempi in cui non era cosi trendy, ma non ricordo più se rimase a livello progettuale o fu realizzato.
Certo che se questo non andò a buon fine ne fece molti altri
Quello che ricordo con perfetta lucidità invece sono macchie di colore nella loro casa al mare: il rosso dei capelli di sua madre che si mescolava alla tonalità più tostata delle lentiggini e finiva nella zuppiera ricolma di fragole.
La zia Minna che nessun chiamava con il nome di battesimo Elisabetta, preparava fragole bellissime, che all’epoca non erano il prodotto inflazionato di oggi e buonissime e comunque per me “esotiche”
Non le serviva come a casa mia tagliate in due o in quattro e annegate in limone sotto la zavorra di zucchero bianco, lei le lavava, le puliva e le lasciava intere nella ciotola, mi pare le zuccherasse solo alla fine, prima di servirle perché non macerassero.
Ogni tanto offriva anche delle crostate di fragole, una specialità di una pasticceria locale. Torte che, così con la frutta fresca, io non avevo mai visto nel mio paesetto di campagna. Mi rifeci, ma solo diversi anni più tardi, in occasione del nostro pranzo di nozze, con una crostata, vero trionfo di frutta fresca…ma questa è ancora una volta un’altra storia.
L’altro colore che ricordo è l’azzurro del mare e del cielo della Versilia e di un kilt di mia zia. Portava tantissimo queste gonne scozzesi che nel mio ricordo sono rimaste legate a lei con lo spillone che le chiudeva insieme alla sua tranquillità e grandissima pacatezza.
Oggi comunque, riprendo il filo è il compleanno del cugino Barnaba, capricorno di gennaio.
Forse è questa comunanza astrologica che mi ha spinto a parlare di lui, o la data intrigante…anche se non posso dirne troppe perché non lo conosco poi così tanto.
Tanti auguri, cugino ritrovato!
Non si può negare che questi ritrovi riallaccino fili di gomitoletti, matassine , matasse, vere e proprie bobine e diano nuova vita ai nostri ricordi, al nostro vissuto, a quello che abbiamo ancora da vivere e a spartire in famiglia, nel ricordo a volte leggero e soave, a volte più difficile di chi alla Famiglia ha sempre tenuto tantissimo e ce ne ha insegnato l’importanza e il valore.
Navigare necesse est, questo motto che dominava sopra l’entrata del circolo canottieri, vero clin d’oeil a babbo, mi ha tutto a un tratto rasserenata: ho percepito la sua presenza.
Ci accompagnava e ci spingeva sempre e comunque ad andare avanti a navigare, meglio se in buona e famigliare compagnia.
Ho varcato la soglia e sono andata avanti.
Ma a forza di vivere coi gatti, Gatti Mézzi e felini di vario tipo ho imparato a ricadere in piedi.
Riprendo il filo della mia matassa, spezzato e riannodato con undici legature per questo primo undici del duemiladodici.
Se il quattro gennaio, festeggiato il sette nevoso (del calendario rivoluzionario), è stato il compleanno dello Zio e se la matematica non è per forza un’equazione di primo o secondo grado, ma una semplicissima addizione, allora quattro più sette fan undici e quanto raccontato finora, é la scenografia per arrivare a parlare di questa data e dell’anniversario che vi è legato.
Oggi è infatti il compleanno di uno dei cugini, se la ricostruzione non mi fa difetto, direi il quinto in ordine di arrivo, uno dei pochi maschi di famiglia.
Uno dei cinque, contro ben il doppio di cugine femmine ( la famiglia ha fin dai primordi manifestato una predisposizione per il matriarcato) e di questi cinque, uno dei due che possono ancora fregiarsi del cognome di famiglia, quello dell’animaletto aculeato sia di terra che di mare e tramandarlo…
(anche se si potrebbe sempre procedere a modificazioni del codice di famiglia o al recupero del cognome d’origine per noi che ci siamo nate)
Oggi insomma è il compleanno del cugino Barnaba, il secondogenito dello Zio.
Un cugino legato a vecchissimi ricordi di infanzia e di incontri nella loro casa del mare al Tonfano. Un cugino che non sempre era presente, in occasione delle nostre visite, spesso in giro, in viaggi affascinanti, non so più dove, e dove la fantasia si mescoli con la realtà. Mi sovviene un attraversamento del deserto, in tempi in cui non era cosi trendy, ma non ricordo più se rimase a livello progettuale o fu realizzato.
Certo che se questo non andò a buon fine ne fece molti altri
Quello che ricordo con perfetta lucidità invece sono macchie di colore nella loro casa al mare: il rosso dei capelli di sua madre che si mescolava alla tonalità più tostata delle lentiggini e finiva nella zuppiera ricolma di fragole.
La zia Minna che nessun chiamava con il nome di battesimo Elisabetta, preparava fragole bellissime, che all’epoca non erano il prodotto inflazionato di oggi e buonissime e comunque per me “esotiche”
Non le serviva come a casa mia tagliate in due o in quattro e annegate in limone sotto la zavorra di zucchero bianco, lei le lavava, le puliva e le lasciava intere nella ciotola, mi pare le zuccherasse solo alla fine, prima di servirle perché non macerassero.
Ogni tanto offriva anche delle crostate di fragole, una specialità di una pasticceria locale. Torte che, così con la frutta fresca, io non avevo mai visto nel mio paesetto di campagna. Mi rifeci, ma solo diversi anni più tardi, in occasione del nostro pranzo di nozze, con una crostata, vero trionfo di frutta fresca…ma questa è ancora una volta un’altra storia.
L’altro colore che ricordo è l’azzurro del mare e del cielo della Versilia e di un kilt di mia zia. Portava tantissimo queste gonne scozzesi che nel mio ricordo sono rimaste legate a lei con lo spillone che le chiudeva insieme alla sua tranquillità e grandissima pacatezza.
Oggi comunque, riprendo il filo è il compleanno del cugino Barnaba, capricorno di gennaio.
Forse è questa comunanza astrologica che mi ha spinto a parlare di lui, o la data intrigante…anche se non posso dirne troppe perché non lo conosco poi così tanto.
Tanti auguri, cugino ritrovato!
Non si può negare che questi ritrovi riallaccino fili di gomitoletti, matassine , matasse, vere e proprie bobine e diano nuova vita ai nostri ricordi, al nostro vissuto, a quello che abbiamo ancora da vivere e a spartire in famiglia, nel ricordo a volte leggero e soave, a volte più difficile di chi alla Famiglia ha sempre tenuto tantissimo e ce ne ha insegnato l’importanza e il valore.
Navigare necesse est, questo motto che dominava sopra l’entrata del circolo canottieri, vero clin d’oeil a babbo, mi ha tutto a un tratto rasserenata: ho percepito la sua presenza.
Ci accompagnava e ci spingeva sempre e comunque ad andare avanti a navigare, meglio se in buona e famigliare compagnia.
Ho varcato la soglia e sono andata avanti.
Tutti sti bei racconti sono per la Infidèle che vivenel paese delle mucche, del cioccolato e degl'orologi :) Quanto mi piacciono questi racconti
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