perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


dimanche 6 novembre 2011

LES OIGNONS DE SIMIANE...OTTOBRE 2011-

Una ricetta al mese.
 J come….
….Jacquemart André (e poiché non di solo pane vive l’uomo, la mia ricetta è destinata ad altri organi che lo stomaco)
Un museo che pur se non ospita nessun evento speciale è sempre capace di attirarmi, magari soltanto per il tempo di una visitina. Il tempo di un saluto, a piano terra a I Pellegrini di Emmaus di Rembrandt, di volteggiare al primo piano grazie a quella incredibile e meravigliosa scala che mai finisce di stupirmi per raggiungere la sala italiana, un gioiellino, vero museo nel museo, e carezzare con lo sguardo l’amato Paolo Uccello e il suo San Giorgio e il drago. Un’opera di grande modernità sempre capace di far volare la mia fantasia, già di per sé pronta a cavalcare ali di gabbiani, aquile, grifi, e beninteso draghi(escludo i piccioni che detesto e le galline che volano troppo raso terra e sono riservate a farmi sognare solo nei pollai…… toujours comme d’hab une autre histoire).
Incapace di ripartire senza aver trovato il tempo di un indugio in giardino, mi soffermo su una panchina con gli occhi chiusi, a ripercorrere con la mente il tragitto appena compiuto e assaporare le delizie appena viste.
Gran bel museo questa costruzione, in origine la dimora della coppia di mecenati di cui porta il nome.
Ora più che mai vale la pena di una visita.
Dal 23 settembre fino al 16 gennaio ospita una mostra bella e interessante: Fra Angelico et les Maitres de la lumière,un’esposizione decisamente illuminante, la prima che un museo francese consacra al monaco rivoluzionario, precursore della corrente artistica che gli specialisti hanno chiamato “i pittori della luce”, che, beninteso, non mi sono lasciata sfuggire in occasione della mia visita settembrina nella capitale.
Dai maestri e gli ispiratori di Fra Angelico ai suoi seguaci: una mostra imperniata su pittori del Quattrocento che, desiderosi di esprimere la potenza delle forze sacre, hanno rivalleggiato in genialità per far brillare oro e colori.
Dai raggi che annunciano il miracolo in San Francesco che riceve le stigmate di Gentile da Fabriano allo splendore del Gesù bambino della Natività di Fra Angelico, mentre gli angeli danzano sul tetto della capannuccia è tutto un gioco luminoso di chiaro-scuro, uno scintillio che abbaglia, affascina e stupisce.
Il Beato Angelico, come più comunemente lo chiamiamo in Italia, si forma in un clima ancor dominato dal gotico internazionale alla scuola di Lorenzo Monaco, pittore la cui opera apre appunto la mostra.
San Nicola salva dei naviganti da un naufragio, una predella immersa in una atmosfera fantastica e visionaria che da il là al mio periplo in cui ritrovo anche San Giorgio e il drago di Paolo Uccello che per l’occasione è stato spostato dalla sala italiana per arricchire questa risplendente passeggiata nel Quattrocento.
Un posto d’onore spetta comunque al Beato Angelico di cui si possono apprezzare più di una ventina di opere dalla Tebaide alle sue Madonne, l’uccisione dei santi Cosma e Damiano, immagini di Cristo tra cui una mirabile crocifissione, una miniatura tratta da un messale...
Sono le Madonne, le figure che hanno maggiormente ritenuto la mia attenzione, innanzitutto perché  Madonne tenere, umane, dette d’umiltà,che a partire dal 1348, data della grande peste, hanno iniziato a occupare il posto delle Madonne in maestà più severe. Queste nuove Vergini, sedute per terra, rispondono al bisogno di accentuare l’umanità dei personaggi divini per renderli più accessibili.
Tra le Madonne d’umiltà di svariati pittori, presenti alla mostra sono principalmente due quelle di cui ho mantenuto il ricordo più netto e chiaro: La Madonna di Cedri(frazione del comune di Peccioli nel pisano cui deve il nome perché ritrovata nella chiesa del paesino,(rien a voir avec citrons,cedres et limoncello, mi è capitato di leggerne su articoli  vari il titolo tradotto in francese come madone aux cedres, ragion per cui mi sento in dovere della postilla)e la splendida Madonna con bambino proveniente dalla Galleria Sabauda di Torino.
L’incoronamento della Vergine; esplosione di ori, tra santi, angeli e trombe squillanti che si stagliano in nero tranciando la luce dorata.
Opera questa, proveniente dalla chiesa dell’Ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze dove era chiamata Il Paradiso. Nome più che mai azzeccato giacché si ha l’impressione di ritrovarsi nel più alto dei cieli con tutti questi personaggi e soprattutto per lo scintillio accecante, iconografia di un’altra dimensione.
La mia è una semplicissima e rapida panoramica di questa mostra, senza grandi pretese di esperta di arte che sono ben lungi dall’ essere. Ho raccontato solo alcune delle cose che mi hanno colpita e il mio è un resoconto così personale e soggettivo che lo concludo con un piccolo omaggio a Filippo Lippi, artista lui pure presente tra i maestri della luce pur se con opere che non sono quelle che di lui più amo.
Il saluto a Lippi è un doveroso riconoscimento all’ artista che per primo nell’età dell’adolescenza ha saputo toccarmi e “illuminarmi” con la bellezza della sua Madonna con Bambino e due angeli.
 Svariati anni più tardi sono ritornata agli Uffizi per ritrovare quella Madonna che tanto mi aveva colpita e aveva saputo infrangere quella specie di apatia artistica voluta  o ostentata e ho rinvenuto lo stesso incanto.
Quindicenne, lasciai il museo portandomi a casa come cimelio una piccola riproduzione, formato cartolina, del quadro di Lippi che per anni è rimasta sotto il vetro della mia scrivania a ricordo di un momento di beatitudine. Ho poi mantenuto l’abitudine di ripartire dalle mostre con una cartolina dell’opera che più mi aveva colpito. Un tempo la spedivo alla mia mamma, oramai è destinata a me , souvenir di una eredità intellettuale, che le deve moltissimo.

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