perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


samedi 9 novembre 2024

MARE CATARTICO

Mancano ormai pochissime ore alla partenza dalle Sables d’Olonne della Vandée Globe, regata in solitario intorno al mondo senza scalo e senza assistenza.

Per anni l’ho seguita alla radio senza leggerne mai nulla, così per me questa regata, secondo la mia logica, si chiamava “la (sottinteso regata= Course) VENTS DE GLOBE”, con un evidente errore grammaticale visto che Globe è maschile e dunque avrebbe dovuto essere DU GLOBE, che in alternanza modificavo con un VENTS DES GLOBES, che mi poneva un altro tipo di dubbio “Ma quanti globi ci sono?”, finché non mi è apparso chiaro che nonostante la regata riguardasse barche a vela, non si parlava di vènti, né dei QUARANTA RUGGENTI, né dei CINQUANTA URLANTI, bensì della Vandea, la Vandée.

È dunque tempo di riprendere il mare e pure io torno a navigare nelle acque conosciute e sicure del Mare nostrum, che a forza di parlarne sta per cambiar aggettivo per diventare il Mare Meum.

Pronta per una veleggiata tra l’isola d’Elba, Capraia e Gorgona in cerca di un bel penitenziario che mi accolga, prendo il largo fino alla rada di Marsiglia e approdo su quella specie di scoglio allargato sul quale sorge lo Château d’If che da il nome all’isolotto. 

Cosa cercare di meglio o di più quando trovo IF? 

È il luogo per me!

Ma per boucler la boucle si impone una nuova veleggiata fino all’arcipelago toscano e Montecristo mi vede dar fondo all’ancora( nella più totale illegalità).

Viaggio sulle tracce di un ex imperatore finito in esilio, parlo del primo (il secondo è fuori dalle mie rotte) e di un ex marinaio esiliato, divenuto Conte; due personaggi legati al mare e alle isole: uno vero, l’altro immaginario uniti da una specie di destino incrociato.

L’Imperatore mi piaceva quando giovane console faceva travalicare con sé ideali di libertà, fraternità, uguaglianza, scuoteva la polvere dalla penisola italica asfissiata da vecchiume e ne illuminava il futuro.

Il giovane marinaio divenuto Conte mi affascinava per il suo percorso che univa le mie terre natali a quelle che sono poi diventate le terre sulle quali ho costruito castelli immaginari da cui librare il mio spirito e muretti a secco e mura solide dalle quali hanno preso il volo i miei rampolli.

Il suo percorso è legato al mare, attraverso il quale trova una prima libertà dalla prigione in pietra dello Château d’If, il tesoro di Montecristo che lo rende ricco e libero di agire, e infine una nuova libertà quando rispiegando le vele libera la sua mente e il suo sentire dalla prigione virtuale ma non meno limitante in cui lo aveva rinchiuso lo spirito di vendetta.

Mare catartico!

E pure curativo.

Da bambina mi ci portavano a fare inalazioni in ogni stagione per curare tonsille e adenoidi infette.

Oggi con l’inquinamento che c’è non sarebbe più il caso!


Ripenso a come mi affascinava lo Château d’If che vedevo dal porto di Marsiglia, quando bimbetta già sguazzavo in queste acque, raggiunte durante la nostra crociera familiare estiva.

La fantasia galoppava tra mito e leggenda e ancor più si sbizzarriva nell’isola di Montecristo.

Oggi come oggi sono incapace di decifrare se il mio ricordo dell’isola sia reale o immaginario.

Tanto era il desiderio di raggiungerla e chiudere il cerchio a mia volta, seguendo la rotta di Dantès che giurerei di esserci arrivata in barca a vela, di essere entrata nell’insenatura che funge da porto e di esserci avvicinati all’attracco in banchina, senza peraltro poter poggiare il piede sul suolo.

Forse avevamo veleggiato unicamente nelle vicinanze. Chissà? Non c’è più nessuno che possa svelare l’arcano, dirmi se sia realtà o sogno.

Quest’immagine però che ho frammentata davanti agli occhi me la tengo ben stretta e me la regalo come realtà vissuta.

Sempre parte delle storie del Mare Nostrum in cui sogno e realtà si rincorrono sulla scia di un vissuto lontano.



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