perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


dimanche 15 mars 2026

LETTERE DAL FRONTE

Lettere dal fronte ben ordinate e raccolte in una cassetta di legno, riesumate dalla soffitta della casa avita, specie di caverna di Ali Babà da cui fuorescono le cose più incredibili, tra cui appunto questa cassetta di lettere scritte dal mio nonno materno oramai un secolo fa.

Era il nonno aviatore, quello che dopo un primo periodo in fanteria, a terra nelle trincee, aveva deciso di averne abbastanza dei pidocchi e aveva finito per sfidare i cieli volando su….

E qui mi è sorto un dubbio e mi son bloccata.

Su quale velivolo volava il nonno?

Il primo nome che è affiorato è stato Caproni, ma qualcosa mi ha lasciato perplessa e incerta.

Ho ricercato e trovato un vecchio racconto in cui parlavo del nonno e dei suoi exploits nei cieli e l’arcano è stato svelato.

In realtà nessuno ricordava su che tipo di aereo volasse nonno Tito, a parte il dettaglio “ad elica”.

 

I velivoli della “Grande Guerra” noi ragazzi li abbiamo sempre identificati con un nome e un cognome storico ed eroico e quando parlavamo dell’aereo del nonno materno facevamo riferimento a un “Francesco Baracca”.
Dimentichi o semi-ignari probabilmente della statura dell’italico eroe degli alti spazi azzurri, eravamo colpiti da un vocabolo memorizzato per quell’idea di poca stabilità che ci rimandava il “baracca” che ben si confaceva ai racconti del nonno
.

 

Ma certo: un Francesco Baracca!

Ho riletto il racconto tra un misto di tenerezza e nostalgia e tanti altri ricordi hanno solleticato la mia mente, con la consapevolezza che i ricordi si alterano con il tempo e ringraziandomi di aver scritto e potermi rileggere… e rimettere così a posto nomi ed idee.

 

Lettere dal fronte nella loro scatola che ho messo da parte per quel bimbetto, il tenero I DON’T KNOW, ex Turista-fai-da te che oramai è grande e sempre affascinato dalle storie, dalla Storia e dai cimeli familiari e particolarmente dalle lettere o scritti che fanno storia e Storia.

 

Lettere dal fronte di Dubai che oggi non arrivano, non per colpa della guerra in corso o dei postini, ma unicamente perché l’ex bimbetto, lungi tra l’altro dall’essere in prima linea, non scrive.

Non è un grande comunicatore e benché in parte mi assomigli non ha ereditato questo mio lato del carattere.

Non scrive lettere, non scrive mail, boicotta in larga scala whatsapp e solo su richiesta pressante affigge un emoticon per inviarmi un segno vitale.

Meno male allora che non seguendo uno dei suoi impulsi aveva messo da parte l’idea di una scuola di giornalismo per addentrarsi invece nei meandri di una di commercio.

 

Mi chiedo come reporter di guerra come se la sarebbe cavata?

Immagino che ai tempi dei Romani avrebbe molto telegraficamente annunciato:

Guerre Puniche: Roma batte Cartagine 2 a 1.

 

Attualmente però non deve fare il reporter che per sua madre e rassicurarla sulla situazione in Medio Oriente.

Sabato 28 febbraio la commentava annunciandole che la sua amica aveva ben mantenuto l’invito a cena a casa sua e che a breve sarebbe uscito a piedi per recarsi da lei, dimenticando peraltro di rassicurare la suddetta madre con la conferma che era arrivato da lei senza incidenti.

 

“Che notizie ci sono? Come sta?”

Chiedono le mie amiche, madri ansiose o contagiate da me.

La mia risposta che lui è “positivo e cool”, produce in buona percentuale un rimpallo di domanda che mi lascia perplessa.

“Ha il covid?”

Oddio -penso- incredibile questo malefico virus ha sovvertito e scombussolato persino il vocabolario.

“Positivo” ha perso il suo significato primario.

Lui però rimane ottimista o forse cerca di dimostrarlo per mantenermi calma e serena.

Il sistema difensivo degli Emirati arabi Uniti è eccezionale, lui non ha dubbi in proposito. E dove abita lui è una zona tranquilla, lontana da traiettorie, da bersagli… “tranquilla Mutti!”

E mentre influencer si filmavano atterrite con video assurdi e turisti in pieno panico rilasciavano interviste angosciose, le brevi notizie del “nostro reporter” continuavano ad essere rassicuranti.

“Non è affatto come te la raccontano da voi” e a conferma mi annuncia che è seduto beatamente a un caffè la domenica mattina.

Continuo a seguire notizie sul giornale e sur le journal on line, j’ecoute France info e come odo parlare di Dubai corro a cercare notizie più approfondite in rete, poco importa in che lingua.

Imparo a convivere con questa realtà, milioni di anni luce in verità lontana dall’inferno reale che altri umani vivono….

Giovedì scorso la radio accesa mentre guido mi annuncia due esplosioni nel centro di Dubai.

Non so neppure dove lui si trovi un giovedì mattina alle 10, che laggiù sono già le 13. 

“Tutto bene?....”

Lancio un vocale chiedendo informazioni che non giungono.

Finalmente una sosta obbligata mi permette di formulare per scritto la domanda che mi ha messo in ansia.

“Esplosioni???? Ma dove?” mi risponde

“In centro!!! “ribadisco.

Questa volta non si tratta di un hotel sull’isoletta o dell’aeroporto, ma del centro città dove immagino si trovi pure lui.

“BOH. Non ho sentito!”

Oddio- penso- lo scoppio lo ha reso sordo? 

Oppure è proprio perso nel suo lavoro.

E tiro un secondo sospiro di sollievo, dopo il primo, quando mi ha risposto.

Piano piano anche i quotidiani dopo la prima ondata di racconti disastrosi ambientati a Dubai, nei garages e aeroporto, rilasciano interviste da un punto di vista meno negativo (non oso più usare il termine positivo).

Ma quanto durerà questa situazione?

Quanto tempo i paesi del Golfo riusciranno a rimanere ai margini di questo dramma?

Riusciranno a non diventare un fronte?

Tutte domande che rimangono ovviamente senza risposta, mentre mi chiedo se devo stampare questa specie di lettera e riporla con le altre del nonno.

Lettera al fronte che spero non lo diventi mai.

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