perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


lundi 15 juin 2020

TUTTI A CASA

Tutti a casa!
Sessant’anni per questo film di Comencini con un grande Alberto Sordi in uno dei suoi tanti ruoli di italianità, piccola e mediocre fino a un finale da riscatto.
Tutti a casa!
Lo sbandamento dell’8 settembre 1943 in attesa di direttive, contrastanti nel caos generale.

Sessant’anni dopo di nuovo “Tutti a casa”, questa volta però per confinamento “cautelativo” il tanto amato, dai giornalisti, “lockdown”, gentilmente definito i “domiciliari” o con truce ironia il 41 Bis (regime carcerario particolare), e ancora una volta caos.
Treni presi d’assalto per tornare a casa, quella d’elezione, di confort, in barba alle limitazioni di spostamento che prevedevano restare nella casa in cui uno si trovava.
Decreti su decreti sempre più restrittivi per cercare di contenere l’ondata gigantesca di virus, più violenta di uno tsunami, che ha il “pregio” di sferzare, devastare e propagarsi fino però ad annullarsi mentre quella virale pur se indebolita sembra rigenerarsi continuamente o almeno non ancora autodistruggersi.
Tutti a casa, in cassa integrazione, in lavoro da remoto e da presente molto presente (se in più ci sono bambini da intrattenere). 
Tutti a casa a parte le eccezioni del campo sanitario, alimentare, della sicurezza e forse pochi altri che mi sfuggono.
Tutti a casa, facendosene una ragione o subendo faticosamente a seconda delle tante e diverse condizioni. Sopravvivere in pochi metri quadrati a stretto contatto di gomito, senza sfogo di cortile, terrazzo, balcone è un ‘impresa eroica.
Per “sopravvivere” intendo continuando a vivere e lasciando pure gli altri in vita, senza cedere a istinti criminali (per i quali sono quasi certa che potrebbero essere concesse le attenuanti).
….e poi piano piano la riapertura della porta di casa, dei primi uffici, dei primi negozi, armati di mascherine utilizzate con perizia chirurgica o cialtroneria pressappochista fino a una riapertura quasi totale di tutte le attività, tranne le scolastiche a parte qualche spiraglio per nidi e materne, ma tutto rimane nell’incertezza e nel solito caos.
Ho seguito le amiche insegnanti che si sono devolute con sacrificio e abnegazione per mantenere contatti con i propri studenti, con una mole di lavoro divenuta esponenziale da quel remoto molto presente che ruba le ore anche al futuro.
Ho seguito le amiche con i figli alle elementari che si sono improvvisate maestre sviluppando grande resilienza, e i cui figli hanno finito per rimpiangere la scuola (a parte rare eccezioni).
Il mio confinamento bi-patrio deve tenere conto della doppia realtà dei due paesi che in vero a breve intervallo hanno utilizzato misure analoghe e hanno marciato di pari passo, lotta tra virologi compresa.
Questa categoria medica in Francia come in Italia ha detto tutto e il suo contrario, si è insultata ed ha animato l’attualità allegramente.
Certo non tutti con il physique du rôle da schermo del professor Didier Raoult,.
Ma non va dimenticato che l’esimio prof (oramai mondialmente noto in binomio con l’idrossiclorochina), in una classifica basata su titoli accademici, numero di pubblicazioni scientifiche e numero di citazioni dei lavori da parte di altre pubblicazioni scientifiche batte tutti, posizionandosi 1° a livello mondiale, seguito a ruota dal responsabile della task force alla Casa Bianca, mentre gli italiani viaggiano nelle retrovie, veri fanalini di coda.

Tutto uguale o quasi ad eccezione del dominio scolastico.
In Francia è stata realizzata una parziale riapertura delle scuole fino alle medie ed organizzata una limitata, in numero e orario, presenza di studenti in classe su base volontaria.
Ieri sera l’annuncio ufficiale del Président de la République: dal 22 giugno ripresa totale per le scuole dalle materne al liceo, presenza obbligatoria ai corsi fino al 3 luglio, data ufficiale della fine dell’anno scolastico.
Finalmente 15 giorni di libertà per le madri sull’orlo dell’esaurimento nervoso!

Questo virus oltre agli irreversibili danni e drammi che ha causato ha letteralmente sovvertito gli equilibri e perturbato anime e coscienze.
Non ultima la sindrome da deconfinamento e non ostante la voglia di “tornare a vivere fuori casa” la difficoltà ad abbandonare il guscio protettivo casalingo.
Da confinati c’erano tante certezze: non si poteva fare nulla a parte guardare la televisione in tutta libertà.
Da deconfinati, di nuovo responsabili delle nostre scelte ed azioni e di decidere se e come vogliamo vivere.
Finirà lo sbandamento e sapremo anche noi ritrovarci dentro e fuori casa?

Tutti a casa?
Tutti a scuola?
...per reimparare  a vivere con gli altri o impararlo semplicemente, così come abbiamo fatto con il lavaggio delle mani: gesti semplici ma accurati per andare in fondo e non restare in superficie.
C'e voluto un virus per riscoprire l'uso del sapone, una riscoperta da non perdere e un'occasione da non sprecare per fare vera pulizia.
  

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