Una famigliola ci
precede sul sentiero che conduce alla chiesetta del mio monastero.
All'occhio di falco di
"Erode" non sono sfuggite le gambette di due bambini.
Paventando già la
perturbazione della funzione religiosa pensa con nostalgia alla strage degli
innocenti.
Schivando le fronde dei
lecci, del fico carico di frutti immangiabili, di ginestre sfiorite arriviamo a
varcare la soglia e ci sediamo nell'ultima fila tra la porta e la finestra
spalancata.
I due bambini sono
seduti in file separate, uno nella prima, l'altra nella seconda, davanti ai
genitori, in terza fila.
I due si guardano
intorno, volgono lo sguardo da martire, incerti sul come procedere .
Le monache inginocchiate
attendono il "la" per rialzarsi.
Regna un silenzio
irreale e totale.
In nomine
Patris".....
la messa non é in
latino, ma neppure in italiano e per salvarne l'universalità ripristino vecchi
messali virtuali.
Sono ancora in fase
"contemplativa" e adocchio una bimbettina, che avrà a fatica due anni
incastrata tra le sedie dei suoi genitori, seduti accanto agli altri genitori
già avvistati.
L'occhio incendiario di
"Erode" é pronto a rodere, erodere, corrodere i tre incauti fanciulli
che ancora tacciono.
Per poco.....
La piccolina non so cosa
borbotti. Messa a tacere dalla madre, che la spedisce fuori sul sagrato
campestre si mette a contare sassolini, formiche e fili d'erba ...
Pax nobiscum???
Macché!
E il coro inizia, si
innalza in un crescendo e per tutta la durata delle letture, vangelo, omelia
non ci da requie.
Non capisco nulla e
fatico a seguire.
Mi perdo nel brusio e
nella predica monotona di un prete ospite in visita che ha il privilegio del sermone.
Credo, Consacrazione, Eucarestia ....
" Seigneur je ne suis
pas digne de te recevoir, mais dis seulement une parole et....."
...lei sarà zittita!
E il miracolo
avviene....
…per tutta la durata della
Comunione, la cicala malefica infine tace.
Rimane in sordina, in
lontananza il frinire di altre compagne, ma quella che per tutto il periodo
della celebrazione ha impazzato prende un attimo di riposo e da pace alle mie
povere orecchie ipersollecitate.
I tre “angioletti”, in
fila con i genitori si avvicinano ai sacerdoti per comunicare o a seconda dell’età
per una semplice benedizione.
Finalmente anche i due
più grandi possono raggiungere sul sagrato la piccolina che è di nuovo uscita,
sempre silenziosi, senza proferir parola, mentre la cicala riprende il suo
concertino.
Nonostante il fragore
non riesce a coprire le due stecche del flauto del fraticello e delle suorine,
che non sfuggono all’orecchio di Alberto, che come sordo e malato d’orecchi, da
prova di miracolato….
Ite Missa est…..
Andiamo.
Ripercorriamo a ritroso
il sentiero e penso con nostalgia alla mia fionda di bambina.
La consiglierò a Erode o
meglio a Sansone, per una prossima domenica, in caso la Cicala Golia sia ancora
presente...
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