perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


lundi 20 août 2012

Cronaca di un afoso pomeriggio di mezza estate


Ferragosto si avvicina a passi da gigante… più che quattro giorni al culmine dell’estate, ma già da oggi è iniziata, con questo week end, la settimana di vacanza per “eccellenza” o per “definizione”.
Quella in cui l’Italia si ferma, in una battuta d’arresto per le sacrosante vacanze. La Francia pure.
Le strade sono intasate e la bandiera rossa o nera sventola, presagio non di contagio a bordo bensì di code, flagello non meno pestilenziale e contaminante: come ti avvicini a un veicolo infetto sei preso nella trappola e trasmetti… bell’inizio di vacanze!
Vacanze, ma da cosa?mi vien fatto di domandarmi.
Con dissimulata pigrizia, non ho voglia di trascinarmi stancamente e percorrere i dodici metri che mi separano dallo scaffale dei dizionari, clicco sul tasto di sinistra del mouse e leggo quanto sciorinato alla voce sinonimi: giorni di riposo, interruzioni, sospensioni, chiusure, giorni liberi, permessi, villeggiature, ferie.
Giorni di riposo, interruzioni, sospensioni… dal lavoro, ma poi?
Si può mettere in vacanza il pensiero, la mente, il rimuginare degli affanni, delle riflessioni, delle idee?
Ci sarà pure chi riesce a mandare tutto il sistema neurovegetativo in ferie? …io, no di certo.
Pur vero che ogni tanto allento la presa, da pitt-bull, del mio elucubrare, quel tanto da illudermi che sto mettendo a riposo quella parte di madre, pia, dura e pure l’aracnoide.
Ma è un puro inganno. Non mollo mai la presa.
La calura del giorno mi allontana dal riverbero della piscina, dopo un tuffetto in questa pseudo acqua per nuotare, una pausa per asciugarmi sulla sdraio che se ha il pregio di riposare lo scheletro, in compenso attiva come non mai la mente.
Il mio intelletto è però perturbato, non riesce a trovare la calma del ragionamento costruito e del filo illogico che mi contraddistingue.
Turbato dalla panne informatica che oramai ha raggiunto quota sette, vaga come una vera anima in pena.
Senza connessione free che mi permette di telefonare senza limiti e navigare per tutti mari mi sento perduta.
Sette giorni di black-out che stanno oscurando pure il mio cervello in perdita progressiva di lucidità.
Non riesco neppure più a scrivere e lo faccio con uno sforzo senza pari, una vera fatica titanica.
Cosa c’entra lo scrivere con il navigare? Per scrivere dovrebbe bastarmi una tastiera?
Dovrebbe e potrebbe se non fosse che la mia creatività in perenne navigazione negli sconfinati oceani della mia immaginazione sente la necessità di navigare in rete alla ricerca di conferme di idee che mi balenano nella mente, di saette che emettono bagliori che cerco di afferrare come code di comete.
Idee che germogliano, mi sfuggono, che cerco di ricostruire e in questo processo, molto spesso internet mi è di una utilità senza pari, mi agevola nella ricerca e ricompone i tasselli mancanti o mal piazzati del puzzle che si dispiega nella mia mente.
Priva di tanto sostegno, potrei dunque attaccarmi al “carpe diem” fare di necessità, virtù, staccare la spina e mettermi in vacanza per assenza di materia seconda, di strumenti di supporto, ma non ci riesco.
E tutto ciò perché non è una libera scelta ma una inaccettabile costrizione. Detesto essere costretta. Devo sentirmi libera di poter decidere e non essere nella condizione di “obbligata a farlo”.
Torno a cogitare sull’idea di vacanza.
Mi chiedo se l’idea di radio è associata a quella di vacanza?
Se vacanza è sinonimo di interruzione, allora la radio è da escludere.
Mi accompagna già tutto l’anno
Ma dato il caos in cui mi sento affondare, annebbiata da questo buiore dell’intelletto, dell’interdetto e dell’internet che mi obnubila lo spirito, paralizza le meningi  finisco per accendere la radio per ritrovare un appiglio di connessione (ah! Parola “magica”) con il mondo che mi circonda e di cui oramai sono più ben poco, chissà, che magari non trovi una fonte d’ispirazione per riprendere a veleggiare, sospinta da un delicato zefiro.
La radio come sempre mi da il “la” della notizia, ma senza il supporto informatico navigante, l’accesso alla rete di informazioni, la pagina dei quotidiani, le notiziole dei vari blog…come approfondire, come ricercare, come saziare la mia curiosità???
Niente da fare! La curiosità resta a digiuno e chissà che in questa dieta forzata, cui si associa un altro tipo di dieta legato a un caldo paralizzante non mi sgombri ben bene il cervello per poi riattivarmelo meglio.
Ferragosto è passato e lontano, la morsa di caldo non molla, la panne persiste e siamo a quota 15.
Onestamente non so più neppure cosa sia intenet…un luogo dove internare la mia fantasia?

4 commentaires:

  1. Cara Rebecca, nei momenti di crisi informatica e di sole a 40° la cosa migliore è mettersi nel posto più fresco della casa (la tua a Aix è bellissima) e leggere con pacata attenzione una cosa che ci sta a cuore. Io leggerei i Racconti di Kafka: sono tutti una vera testimonianza della vita - dura e cupa - ma per noi forse più ricca di speranza e di cose belle. Alberto

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  2. Caro Anonimo Alberto
    proprio quello che ho fatto!!!
    Non era Kafka...ma la lettura mi ha distratto!
    un abbraccio!!!

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  3. Nel tuo elucubrare a proposito delle definizioni delle, anzi della Vacanza, ne hai dimenticata una ma neppure tanto dato che chiudi il tuo discorso sull'idea della tua mente "sgombra". Eh si, il senso che scordiamo spesso nella nostra bulimia di "piaceri", di "loisirs" e di RTT, è quello di VUOTO. La vacanza, come la Vanità, è il vuoto (da colmare oppure no), l'assenza/attesa ("l'attente"); Un posto vacante non è mica un impiego che ti permette di goderti le ferie 365/365!!! La vacanza puo' quindi essere un profondo buco senza fine che ti fa capire la vacuità di molte cose, la loro assurdità kafkaiana e camusiana (non c'entra per niente il naso). Sei proprio stata in vacanza pure restando a casa tua, ti sei sentita vuota e svuotata, hai fatto l'esperienza virtuale dello spazio infinito che echeggia senza risposta, anche se noi sappiamo benissimo che la risposta c'è. Bax

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  4. Volontariamente ho evitato di attardarmi su VACUUM...che mi rimandava a un pezzo tratto da Orizzonti, mi pare , un'intervista a Oliviero Toscani, che dissertava proprio su cio'.
    Questo mi rimandava ai miei famosi studenti, tre gatti, niente a ke vedere con i gatti mezzi, ma da gatto a nove code, quantomeno fuori luogo in tempo di vacanza o quantomai azzeccati perché loro erano il VUOTO!
    Ho ritrovato il mio posto "vacante"(ottima precisazione) che solo io posso riempire!

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