La sveglia mattutina tra luci che si davano il cambio della guardia, con una luna, mezza e iridescente mi han tolto ogni capacità cognitiva, o almeno così è parso.
Alla ricerca del sonno che non tornava, con la schiena che non mi dava tregua mi son lasciata prendere però dall’incanto del chiarore che filtrava, accompagnato da un concerto, inconsueto e mai udito prima, di usignoli.
Mi pareva d’essere con Agilulfo e la vedova Priscilla e ovviamente il canto dell’usignolo …
Il concertino sempre più forte, e nello stesso tempo dolce, allegro e invitante mi han svegliata del tutto e non ostante fosse solo l’alba mi son alzata.
Inutile aggiungere che alle 14, cotta come una pera, martin sec(che cuoce nel vino) son stramazzata nel letto, pur avendo bevuto solo vile acqua.
Solo ora dopo un sonno ristoratore e rimbecillente al tempo stesso ho realizzato che siamo al 12 maggio.
Correvo dietro a questa data: tre lustri son già trascorsi.
Gelsomino piantato in giardino qualche giorno dopo a ricordo di mia sorella arriverà ad essere quindicenne?
Ce la farà a riprendersi dopo la gelata di quest’inverno.
I segni visibili non sono certo incoraggianti, non è certo il verde melograno dai bei vermigli fior di carducciana memoria.
Una chioma di foglie secche, tutte cadute, solo rami brulli, deserti, tristi agonizzanti, da angoscia.
Son rimasta in attesa di sapere se mi avrebbe lasciato?
Lui che è qui davanti alla mia veranda, piantato per quello che avrei voluto fosse il segno dell’imperituro ricordo…
.......
Solo oggi potevo essere svegliata
dagli usignoli che mi chiamavano,
la luna che mi sorrideva e mi invitava a guardare Gelsomino.
Tenerissimi e minuscoli virgulti parevano dischiudersi e oggi quattro belle foglioline mi dicono che la mia pianta è ancora qua, viva, e viva, evviva!
Cara Zietta
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