Tra preoccupazioni per le proprie elezioni casalinghe, poco interesse, e disinteresse, se le elezioni francesi destano curiosità o si da una semplice occhiata alle news in Francia perché “in Francia si vota”, non necessariamente commenti e articoli da parte di chi gli presta quel po’ di attenzione sono particolarmente lusinghieri.
Si vota il 22 aprile, al primo turno dell’elezione presidenziale francese per ridurre il numero dei candidati a due.
Si vota il 6 maggio, al secondo turno per il ballottaggio tra i due candidati arrivati in testa.
Si vota il 6 maggio anche un po’ più a est: la Grecia vota.
Elezioni legislative anticipate. Le prime dopo la crisi del debito che dal 2009 ha portato sull’orlo del fallimento il paese in cui serpeggia un fortissimo malcontento, una crisi che ha sconvolto l’Eurozona.
Lo ha annunciato giovedì 11 aprile il primo ministro Luca Papademos alla guida del governo di coalizione dallo scorso novembre, che ha chiesto al presidente Karolos Papoulias di sciogliere il governo.
Difficile fare prognostici.
Il malcontento per le misure drastiche e rigorose è enorme e conservatori e socialisti che hanno appoggiato il governo per far passare le riforme di austerità, in modo da ottenere il sostegno finanziario dell’Unione Europea e dell’FMI, potrebbero essere penalizzati.
La crisi è presente ovunque, ma…
“Come si può fare una campagna elettorale in periodo di crisi, senza parlare di crisi?” sembra essere la domanda che sconcerta maggiormente gli osservatori esterni della campagna elettorale francese tanto da spingere The Economist, il settimanale inglese a pubblicare un’edizione dalla copertina molto parlante.
Il settimanale offre una parodia del “Déjeuner sur l’herbe”,la
-Colazione sull’erba- di Edouard Manet.
Se a suo tempo, quando presentato quasi 150 anni fa al salone di Parigi questo quadro aveva scioccato per il nudo di donna accanto ai due uomini in giacca e cravatta, ora piuttosto incuriosisce, riproponendo il nudo di donna accompagnato dai due candidati in testa ai sondaggi: il presidente uscente Nicolas Sarkozy e il candidato del partito socialista, François Hollande.
The Economist intitola “La Francia nella negazione ( sottinteso delle problematiche economiche). La più frivola elezione dei paesi occidentali”. Secondo il settimanale, “..chiunque risulti vincitore, questi Francesi, che hanno l’impressione di andare a fare un pic nic ,si scontreranno presto con la dura realtà”
Altre voci di lingua inglese d’oltre oceano se e quando prestano attenzione alla politica francese lo fanno in termini riduttivi e per così dire “ombelicali”, di chi riporta tutto al suo micro, benché macro, cosmo. Se il repubblicano Mitt Romney ne parla è come esempio negativo per denunciare la politica di Obama che vuol “trasformare lo stato americano in stato previdenziale all’europea”
Negli Stati Uniti c’è chiaramente chi ignora totalmente che ci debbano essere delle elezioni in Francia, il che non deve sembrare per nulla strano, ne far inorridire; gli Stati Uniti sono un paese enorme in cui il cittadino medio si occupa per lo più di quello che accade nella sua città, fa fatica a seguire la politica nazionale, figuriamoci quella internazionale!
Anche laggiù si voterà in autunno per eleggere il nuovo presidente degli Stati Uniti.
Il 6 novembre, sei mesi esatti dopo che in Francia si sarà votato per il secondo turno domenica 6 maggio, e infine un nuovo presidente della repubblica francese sarà stato eletto (o magari con minori probabilità sarà stato rieletto l’attuale) anche negli Stati Uniti si voterà.
Il 6 novembre si vota per rieleggere Obama o il candidato repubblicano che ancora deve essere designato dalle primarie di questo partito, primarie attualmente in corso.
In questo momento dunque “Elezioni” negli States, sono sinonimo di Primarie repubblicane.
Chi sfiderà Obama?
Sicuramente la curiosità europea si manifesterà per conoscere chi sarà l’ avversario di Obama, più di quanto quella statunitense si manifesta per conoscere il nome dello sfidante di Sarkozy.
Ovviamente dopo cinque anni, notizie e aneddoti vari , il nome di Sarkozy negli Stati Uniti è capace di evocare reminescenze, anzi è sicuramente noto, secondo gli standard del livello cultura-estera dell’americano medio.
Meno sicuro che conoscano il nome del socialista che lo sfida. Hollande è un cognome semisconosciuto overseas per non dire totalmente ignoto.
Sicuramente è conosciuto quello di Strauss-Kahn, ma ahimè, DSK è fuori gioco-elezioni da quasi un anno.
Non é poi neppur così certo che, la scorsa primavera, DSK fosse conosciuto come il possibile o probabile sfidante socialista di Sarkozy. Magari era più noto nella sua veste di presidente del FMI e sicuramente da metà maggio ha finito per far innalzare lo score della sua “popolarità” come inquilino di Rikers Island.
La rapida discesa dalla suite 2806 del Sofitel alla cella della prigione sull’isola ha sicuramente attirato l’interesse per questo nome dalle sonorità germanica.
La Germania di Angela Merkel presta sicuramente attenzione alle elezioni presidenziali.
I giornali tedeschi seguono con un certo interesse questa campagna elettorale al di là del Reno, ma l’uomo della strada si appassiona alle presidenziali francesi molto meno che in 2007 e guarda con un occhio moderatamente curioso il match tra Sarkozy il boxeur e Hollande il judoka termini con cui sono designati i due candidati nelle pagine del Berliner Zeitung.
In Germania ci saranno le elezioni in settembre 2013 e forse i tedeschi sono più interessati al come sarà il dopo Angela-o forse l’Angela-ter?
E la stampa italiana?
La stampa di questa cugina d’oltre Alpe, così storicamente legata alla Francia, cosa racconta?
Al primo colpo mi sembra per lo più una stampa vestita di rosa, o per rimanere in tema femminile da riviste di un salone di coiffeur.
Sul Corriere della sera trovo :”Pronta la statua di Carlà(con tanto d’accento). Francia divisa” dove leggo di una statua di due metri in bronzo che raffigura Carla Bruni Sarkozy che sarà forse inaugurata a maggio in periodo di votazioni
“L’appello di BB per Marine Le Pen” in favore delle firme perché la candidata del Fronte Nazionale raggiunga il quorum per candidarsi ufficialmente…
Su Repubblica continuando la mia ricerca sotto”elezioni presidenziali francesi” mi si apre una pagina di Tendenze con l’articolo dal titolo “L’era dei nuovi narcisi tutti muscoli e mascara”…mostrare i sentimenti paga e Sarkozy…”chiede venia”articolo di metà marzo che mi lascia un tantino perplessa.
Probabilmente non devo cercare bene nei siti dei maggiori quotidiani italiani.
Mi riprendo invece con l’annuncio ufficiale dell’entrata in campagna di Sarkozy a metà febbraio, un articolo tranquillo, serio che spiega la decisione dell’attuale presidente di candidarsi di nuovo, anche se il titolo”Corro alle presidenziali” mi fa ridere.
Passo a “La stampa” e inizio a rincuorarmi, trovo traccia di Hollande e dei suoi progetti da quelli interni ai suoi rapporti con la cancelliera di ferro Merkel.
Forse la colpa è solo mia che non so ben utilizzare internet come strumento di ricerca ma a forza di cercare mi sono migliorata e finisco dunque per trovare una valanga di articoli sui candidati alcuni più politicamente interessanti, altri decisamente più coreografici sul loro entourage più stretto e familiare…dai figli discoli, sbarazzini o impegnati fino alle mogli e compagne in campagna.
Sto quasi per chiudere il capitolo quasi serenamente riconciliata quando un’intervista dalle onde della mia radio francese “ufficiale” su come la stampa estera percepisce le elezioni presidenziali francesi mi invia di nuovo a un articolo proprio sul quotidiano La Stampa: “Le amazzoni di Sarkò per la corsa all’Eliseo” Dalla portavoce alla Dati: il leader dell’Ump si affida alle donne…
Ecco ci mancavano solo le amazzoni-mi vien da pensare- A-mazzoni con o senza l’alfa privativo? Amazzoni donne guerriere? Amazzoni più recenti che mi ricordano l’ex guardia del corpo del colonnello libico.(triste associazione di idee !)
L’articolo enumera le combattenti di Sarkozy e soprattutto si dilunga sulla sua portavoce Natalie Kosciusko-Morizet, con commenti, critiche, gaffe, genealogia.
Se fossi interessata a saperne un po’ di più o un po’ meglio su questa ex-ministro, non è certo qui che potrò informarmi e mi rendermi edotta…
Non c’è niente da fare…forse ha ragione The Economist questa francese è proprio una campagna frivola!
Si vede che l’Italia seria di Monti ha troppo perturbato un paese che ha trascorso anni di scandali rosa, a luci rosse e bunga-bunga e ora spaesata….li ricerca altrove!
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