perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


jeudi 21 mars 2019

La Pineta degli Zazzeri

Che strana impressione di primo mattino scorrere le news sulle pagine web dei maggiori quotidiani italiani e trovarci notizie di casa.
Che strana impressione dato che casa, intesa come il mio natio borgo selvaggio, è un paesone della costa tirrenica, non certo dei più belli e poco degno di nota.
Perché mai parlarne? 
Ho stentato a credere ai miei occhi quando ieri mattina ai primi chiarori, ho letto sul "Corriere" la notizia della morte dI Luciano Zazzeri lo chef stellato di Bibbona.
Ho scorso le pagine di altri quotidiani, cercato in quelli locali, visto le foto e mi sono rassegnata: nessun caso di omonimia o errore si tratta proprio di Luciano della Pineta.
Ristorante di grande rinomanza, frequentato da nomi celebri, da nobiltà locale della «Bolgheri nei bicchieri »e lui, il cuoco sublime, chi non lo conosce?
Anche le mie figlie, golose e appassionate della buona cucina sono andate a gustarne i manicaretti. E me lo hanno consigliato. Brave!
Sono mancata solo io all’appello. Ho ripetutamente rimandato perché, in stagione difficile trovare un tavolo, fuori stagione, bisogna trovare il momento buono, perché non amo i posti troppo alla moda, perché per me La Pineta era un posto speciale di cui forse volevo mantenere intatto il ricordo, tutto mio, che ne avevo.
Ci andavamo in famiglia quando ero una ragazza e Luciano a quei tempi aiutava in sala. Sempre accolti festosamente, era poi d’obbligo una tappa in cucina alla partenza a salutare “le donne”.
La mia mamma non mancava mai a questo rituale.
“Le donne”: mamma e zia di Luciano, cucinavano con ricette casalinghe e anche di Bibbona, che parlavano al cuore di mamma, legata come era a questo paesino. 
Era il paese d’origine del mio bisnonno materno, il famoso “nonno Manasse”, capostipite e creatore della grande fortuna (trasmessa però, ahinoi, ai soli figli maschi). Mia nonna era nata là nella casa col terrazzino dove la mamma aveva abitato da sfollata durante la guerra, fintanto che i tedeschi non avevano requisito la magione per farne il quartier generale ed aveva allora finito per andare ad alloggiare, con gli altri parenti, nelle baracche.
È qui a Bibbona che aveva conosciuto il babbo, che sostituiva un collega ed era venuto a visitare una cuginetta…..
È qui a Bibbona che ora riposano insieme sulla collina, nella parte vecchia del cimitero.
A quei tempi al cimitero c’erano solo i miei nonni materni: la nonna nella cappella di famiglia, il nonno fuori, proprio davanti all’ombra di un bel leccio, disgraziatamente eliminato, non so più perché.
E poco lontano da mio nonno, il nonno di Luciano, se non confondo le ascendenze familiari. Ricordo che alla mamma piacevano queste “relazioni di vicinanza”.
Come cucinavano bene “le donne”!
Ricordo un tranquillo pranzo un aprile di tantissimi anni fa. C’era con noi anche C.V. all’epoca semplice Compagno di Viaggio di mio cognato, di passaggio a casa nostra di ritorno da una trasferta di lavoro.
Il primo ristorante dove siamo stati insieme e anche quello dove abbiamo brindato alle nostre nozze.
È rimasto negli annali di famiglia e degli amici, il ricordo di questo pranzo nuziale “ah un matrimonio dove finalmente si è mangiato veramente bene”, uno splendido giorno di inizio luglio mentre fuori sulla spiaggia i bagnanti si godevano il sole e il mare ed io li guardavo con una certa invidia.
Il richiamo del mare è sempre troppo forte. Ma il giorno delle mie nozze… meglio soprassedere!
Le “donne” in cucina si erano superate e tra le tante delizie a base di pesce, avevano preparato anche i famosi crostini bibbonesi, come chiamava la mamma i crostini di fegatini di pollo serviti su una base di pane bagnato nel brodo e fritto. Li avevano fatti per lei; piccoli clin d’œil tra chi parla la stessa lingua.
Luciano non aveva ancora preso in mano i mestoli e soprattutto le redini del ristorante, ma gli effluvi di cucina li aveva respirati a pieni polmoni, mescolati allo iodio del mare ed è da queste rimarchevoli cuoche che aveva imparato a cucinare.
È Luciano ad aver deciso di andarsene nel pomeriggio di una domenica di marzo. Quanta tristezza!
Ora veramente non ho più possibilità di gustare la sua cucina, o meglio, i piatti cucinati sotto la sua sorveglianza diretta, perché, pur senza di lui, il ristorante continuerà ad andare avanti in mano ai suoi due figli, mentre Luciano, anche lui, oramai riposerà lassù sulla collina.

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