A volte nel vortice dei venti e della passione trascinato in regata ha pure dimenticato la data, il giorno e l'evento.
Per non incorrere in crisi diplomatiche sono stata capace di rimpiazzarlo, ordinando in sua vece un mazzo di gladioli al fioraio di fiducia che prontamente li consegnava accompagnati da un bigliettino magistralmente contraffatto.
Da ragazzina mi piacevano molto i gladioli e contraffare scritture e firme.
A tutt'oggi continuo nei falsi grafici ma non credo che la mia scelta floreale cadrebbe sui gladioli sulla cui esistenza mi pongo domande giungendo perfino a chiedermi se usino ancora.
Non mi pare di vederli sui banchi del mercato, poggiati per terra, ammollo nei secchi e riparati da un crudele solleone capace di incenerirli.
Oggi la mia scelta andrebbe alle peonie.
Negli ultimi anni il babbo però aveva preso nuove abitudini.
Veleggiava in giardino, sceglieva una rosa che coglieva per lei e gliela portava in camera.
Aveva tutta la mattinata per scegliere.
Notorio che mamma non metteva il piede fuori dal letto prima di ore indecentemente tardive.
Il peggio è che non dormiva neppure molto.
Nottambula, adorava approfittare della notte, coricarsi non prima delle una del mattino e spegnere la luce tra le tre e le quattro dopo essersi preparata al sonno con buone letture.
Al mattino la colazione a base di caffè lungo, polvere di Ecco dissolta in acqua e accompagnato da due fette biscottate spalmate di marmellata di more la estirpavano dal mondo forse dei sogni e sicuramente dei sonni.
" Signora la colazione!"
Mi sembra di riudire la voce della tata che arrivava con il suo bel vassoietto in camera.
Alzava di qualche millimetro la tapparella stendeva un asciugamano sul letto in modo che gocce volanti non schizzassero le lenzuola, fuoriuscendo dalla tazza tremolante e in bilico sul petto di mamma ancora allungata e mezzo insonnolita.
" Chiudi le finestre Nella, lasciami dormire ancora un po'"e risprofondava sotto le coperte dopo aver trangugiato caffè e tartine.
Non ho mai capito come facesse e come potesse fare colazione in simili condizioni.
Abitudine che mi ha sempre orripilato. Persino un semplice caffè a letto come facevano il nonno e mia sorella mi apparivano forme di depravazione e non sono mai riuscita a permettere alla tata di svegliarmi con la tazzina di nero fumante.
Solo malata accettavo il te in camera, ma lo bevevo seduta alla scrivania.
Stamani sono scesa in giardino, alle prime luci del giorno e ne ho fatto il giro alla ricerca di una rosa.
Ne ho trovate di spampanante e avvizzite, di semi-cadavere accanto a qualche bocciolo ancora così chiuso, piccolo e stretto da essere scambiato per una foglia.
Ho rinunciato al taglio floreale da mettere davanti ad una loro foto.
Vecchi come la repubblica italiana settantuno anni fa avevano pronunciato il loro reciproco si.
Né gladioli, né rose che tanto non potrebbero più annusare, solo petali che volteggiano nell'aere trasportati da uno scirocco caldo e dispettoso che segna questo 15 giugno.
Petali di ricordi, soffici e leggeri che si rincorrano in minuscoli tourbillon.
"Être dans le vent est une ambition de feuille morte", mi sovvengo di tante foglie di carta appese e dondolanti dai rami degli alberi del giardino del Lussemburgo con questa frase scritta sopra.....e
....les feuilles mortes se ramassent à la pelle. Les souvenirs et les regrets aussi...le note et la voce di Montand fanno eco e si uniscono ai pensieri.
Pensieri e parole che come spesso si aggrovigliano, mi fuorviano, mi perdono
Dling dling.....il suono di un messaggino WhatsApp mi riporta alla realtà in tutta la sua consistenza:
" la baby pesa 7,5 kg"
Mi scuoto dai ricordi evanescenti e mi ritrovo grazie a rotolini e coscette di una nipotina.
Un profumo di rosa mi accompagna.
Potrei finire con i versi di Emily Dickinson ma mi ripeterei.
So di averli già trascritti in un altro testo.
Mi rallegro di ricordare.
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