Il potere
taumaturgico del mio« monastero della ginestra » è senza pari.
Là i nodi si
sciolgono, i pesi sono senza gravità, la morsa che mi stringe lo stomaco e la “boule”
che vi saltella sopra senza riuscire ad entrare nel processo di digestione si
dissolvono mentre io ritrovo la serenità e la certezza che lassù qualcuno mi
ama, mi cammina a fianco, mi aiuta.
Vorrei pace e
serenità per tutti e questa quasi - leggerezza che mi fa lievitare.
Carezzata dalla
brezza, in cui si è trasformato il mistral che impazza invece intorno, là al
riparo dei muri, muretti, orti, palizzate delle suorine di santa Lioba,
scaldata dal sole, con il mio ramoscello d’ulivo casalingo(per paura di
rimanere senza), cullata dalle parole del vangelo, assurgo a una dimensione di
pace.
Dall’esultanza di
Gerusalemme al dolore del Getsemani, alla sofferenza del Golgota, penso che la
vita è comunque gioia.
“Bella, sempre, è
la vita, ricordalo!”
Ripenso alle
parole della mia Amica, mentre cammino sul sentiero che mi riporta a casa.
Al suo grido di
rimpianto, davanti alla vita che le sfuggiva, le correva via dalle mani.
Non posso che darle ragione.
Il cerimoniale
segue in formato casereccio.
Tolgo tutti i
rametti della Pasqua precedente, li riunisco e brucio nella stufa.
Ho così le mie
Ceneri personali.
Nell’entusiasmo,
molto paganamente brucio anche reglie di cipolla per purificare l’ambiente.
Con una dose in
più di leggerezza, appendo i rametti benedetti nelle stanze comuni, in camera,
nelle camere, un tempo dei ragazzi.
Mi illudo di
proteggerli da lontano, per interposta camera, dai malefici del mondo, e dalle
loro ottusità.
Potere di un
Monastero.
Potere di una
Mamma….
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