La mia ultima transumanza, quella che si è conclusa con la transumanza finale, é iniziata il 5 di luglio.
Pensieri e preoccupazioni mi avevano accompagnato nella mia discesa, ma avevo cercato di allontanarli e per assurdo, scaramanticamente, cercato di rassicurarmi con cogitazioni funerarie.
“Animula, Vagula, Blandula”mi aveva recitato, per telefono, babbo, un pomeriggio di giugno, alla fine della mia lettura di “ALLELUIA ALLELUIA”. Parole che gli erano venute in mente ascoltandomi, parole che aveva ripescato nel fondo della sua memoria piena di Classicità, parole che non riusciva però a collegare.
Gli avevo ritrovato io il filo.
Erano dell’Imperatore Adriano che si compiaceva di verseggiare.
Un frammento da lui composto per il suo epitaffio.
Senza pensare a un’epigrafe per il mio augusto genitore, mi ero però messa a riflettere sulle sue ultime volontà.
Nessun funerale.
Direttamente al cimitero.
La cassa più semplice (lui ne avrebbe pure fatto a meno, ma non glielo avrebbero mai concesso di essere calato in terra avvolto in un lenzuolo), comunque nella cassa si, ma coperto di un solo lenzuolo come il Cristo e poi nessun annuncio, insomma nulla.
Nulla di nulla.
Ovviamente non poteva impedirmi o impedire i ragazzi di accompagnarlo.
Riflettevo però sulla praticità degli annunci mortuari.
Se anche lui voleva andarsene nella discrezione più totale, io pensavo al fastidio di dover rispondere a chi ci chiedesse sue notizie, una volta giunto e passato il momento fatale, all’insaputa dalla comunità.
A forza di riflettere mi sono pure allargata fino al comporre, in modo da avere qualcosa di preciso da proporre a babbo per estorcergli il suo consenso.
Mi sono applicata al massimo per ottenere la sua approvazione.
Così arrivata a casa, seduta davanti a lui sul terrazzo dove mi attendeva in forma smagliante, ho trovato naturale demitizzare il tabù della morte parlandogli delle mie perplessità e proponendogli un fac-simile di annuncio.
Ha concordato con me sulla praticità dei manifesti, convenendo che non erano segno di sfarzo, ma pura semplificazione della vita.
Poi da cultrice delle lettere, gli ho recitato quanto avevo immaginato per annunciare al mondo il suo decesso.
Facile parlarne con lui davanti a me, attento e intento ad ascoltarmi, splendido con i suoi poco meno di cent’anni e contornato da un alone di quasi immortalità!
Ho esordito che non avrei scritto il Dott…eccetera, perché lo trovavo un po’pacchiano, al limite del cattivo gusto e che mi sarei limitata con un attacco semplice di nome e cognome
Riga successiva però dedicata per intero alla sua professione:
medico pediatra, tralasciando di far riferimento alla Condotta.
Riga seguente velista, in ricordo della sua passione, dedizione e abilità in mare.
E per terminare, in questo crescendo, un riferimento alla famiglia:nonno e padre Illuminato.
Innegabile che di luce ne abbia portata tanta nelle nostre menti oscurate.
Da vero figlio dei Lumi, ha rischiarato i nostri cammini e le nostre vite.
So che la scelta di quest’aggettivo è stata un’illuminazione, un’intuizione che riassumeva in una parola un tutto e che non poteva che andare a segno.
Mi è valsa, infatti, la sua più totale approvazione.
Rasserenata per aver potuto parlare per una volta almeno di un soggetto così difficile, con distacco e distanziamento, mi sono sentita più leggera e pronta a vivere la mia permanenza a casa.
Le cose non sono mai come vogliamo illuderci che siano quando le guardiamo senza vederle e ostinandoci a non voler ravvisare ciò che rifiutiamo alla vista dei nostri occhi.
Due settimane accanto a lui, tra alti, bassi, momenti di sconforto, appigliandosi a un nulla e sorridendo speranzose …e poi la vita alla giornata, all’ora, al minuto e infine il viaggio sulla Collina ad accompagnare e ricordare questa persona speciale e illuminata e lì chiudere per sempre il capitolo delle mie Transumanze.
Continuerò a fare avanti e indietro dalla mia collina al mio mare nostrum, ma senza lui ad attendermi non mi sentirò più di..... Transumare.
Mi rimarrà il suono del suffisso trans e il ricordo dell’humus, della terra cui facciamo ritorno.
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